Le scelte, i cambi e il recupero dei giocatori: il 3-1 dell’Arena ci parla di un Pisa che sta ritrovando fiducia, identità, voglia di giocare e che adesso è finalmente squadra.
BIANCO E LA FIDUCIA DELLA SOCIETA’ – Negli ultimi dieci anni, da quando la società è passata da Petroni alla famiglia Corrado, non ho mai visto un allenatore del Pisa così tanto ascoltato e che fosse accontentato praticamente su tutto in fase di calciomercato come Paolo Bianco. Solo un altro tecnico, che non riuscì a imporsi, ebbe un’attenzione così peculiare. Si trattava di Carmine Gautieri, su cui poi la società si pentì parzialmente e interruppe il rapporto dopo nove giornate. Di Bianco il primo a parlarmi fu l’ex diesse nerazzurro Davide Vaira nello scorso Inverno. Un allenatore di cui il diesse aveva grande stima e che portò a Modena. I primi contatti col Pisa, per stessa ammissione del presidente Corrado, con il tecnico, risalgono alla prima parte di aprile 2026. Felice intuizione di Giovanni Corrado, Bianco è l’allenatore su cui il direttore generale ha puntato molto questa estate e su cui poi si è orientata la scelta di Knaster nel casting estivo.

LA DIFFERENZA LA FA LA PANCHINA – A un certo punto di Pisa-Cremonese la differenza l’ha fatta la panchina. Ma il lavoro di Paolo Bianco era cominciato molto prima dell’ingresso di Petagna e Marras. Si vedeva nella formazione iniziale, nelle gerarchie cambiate nelle ultime settimane, nell’intesa ritrovata tra Moreo e Tramoni. E si è visto soprattutto nella capacità di riprendere una partita che si era complicata, senza accontentarsi del pareggio e senza restare prigionieri delle proteste. La rosa è forte e profonda. Va riconosciuto, senza girarci intorno. Poter inserire Bozhinov, Loyola, Caracciolo, Petagna e Marras significa avere strumenti importanti per modificare una partita. Il 3-1 dell’Arena porta una firma riconoscibile. Adesso la mano di colui che ho soprannominato “mentalista” si vede benissimo.
IL MENTALISTA – Quando a Giugno avevo presentato Bianco come il “tattico mentalista”, il punto centrale era la sua capacità di ricostruire. Rimettere insieme giocatori e ambienti segnati dalle sconfitte, restituire fiducia a chi aveva smesso di riconoscersi nelle proprie qualità. Il Pisa aveva bisogno soprattutto di questo in una fase storica come quella attuale. Un allenatore capace di intervenire sul campo e sulla testa, perché dopo una retrocessione non basta cambiare categoria per cancellare quello che è successo. A Luglio avevo individuato nel recupero di Moreo e Tramoni due passaggi fondamentali di quella missione. Oggi sono proprio loro a trascinare il Pisa contro la Cremonese. Il primo inventa il passaggio del vantaggio e segna il 2-1. Il secondo apre la partita e consegna a Marras il pallone per chiuderla. Quello che in estate era un obiettivo comincia a trovare risposte concrete.
L’UMILTÀ DI CAMBIARE – Uno dei meriti di Bianco è stato accettare di correggere in corsa alcune cose. Aveva provato a costruire una squadra con la difesa a quattro, poi ha riconosciuto che le caratteristiche dei giocatori suggerivano un’altra strada. Ciò che non riuscì a fare Aquilani, incaponendosi da esordiente nel 2022-23 con le sue idee, senza cucire addosso l’abito giusto alla squadra, sta riuscendo adesso all’allenatore nativo di Foggia. Tornare a tre dietro ha dato riferimenti più adatti al gruppo, senza cancellare la volontà di giocare o di tornare, in futuro, nuovamente a quattro. È una distinzione importante. Un allenatore deve avere idee, ma anche capire come farle funzionare con gli uomini che ha. Bianco ha cambiato la disposizione mantenendo la ricerca del possesso, delle combinazioni e della partecipazione alla manovra. Ha adattato il progetto al Pisa. E il Pisa sta rispondendo presente. Dentro questo lavoro c’è anche Angori impiegato da braccetto. Una soluzione che richiede applicazione al giocatore e convinzione a chi lo schiera. La squadra sta trovando un assetto sul quale lavorare con continuità.
IL CORAGGIO DELLE GERARCHIE – Poi c’è Primasso. Sceglierlo al centro della difesa, con Canestrelli e Coppola tra le alternative, lasciati in panchina insieme a capitan Caracciolo, è una decisione che dimostra due attributi grandi come palloni aerostatici. Bianco sta affidando al calciatore responsabilità in una zona del campo dove ogni errore può costare caro. Contro la Cremonese il ragazzo ha affrontato un esame diverso, con momenti di pressione e situazioni da risolvere. La chiusura su Berti all’inizio della ripresa è uno degli interventi che spiegano la fiducia del tecnico. E nel dopogara Bianco ha fatto un’altra cosa giusta: lo ha protetto. “Lasciamolo stare, lasciamolo giocare”, risparmiandogli il peso delle celebrazioni evitando che si monti la testa. Le gerarchie mobili servono anche al resto dello spogliatoio. Il messaggio è che lo spazio si può conquistare e che il nome, da solo, non garantisce la maglia. Una concorrenza credibile può alzare il livello degli allenamenti e tenere coinvolti più giocatori. Ed è proprio questo il bello del Pisa, la credibilità della concorrenza nelle scelte del tecnico. E’ stato bello anche sentire le parole di Loyola nel finale di gara in conferenza stampa. Se da leader della nazionale cilena si trasformerà in un leader nel Pisa, se insomma ci crederà anche lui e si recupererà appieno un investimento così importante, allora sarà un’altra grande arma per questo centrocampo.
GIOCARE HA UN SENSO – Anche la costruzione dal basso merita una lettura meno frettolosa. Ci saranno errori, palloni persi e momenti nei quali servirà scegliere una soluzione più semplice. Ma il gol di Marras nasce da un’azione avviata da Confente: è giusto ricordarselo quando si valuta la volontà di cominciare la manovra del portiere. Il rischio va giudicato insieme a ciò che permette di creare. Il Pisa vuole attirare gli avversari, trovare spazio e arrivare ai suoi giocatori offensivi nelle condizioni di fare male. Sul primo gol, invece, bastano una rimessa laterale, l’appoggio di Pittarello e il filtrante di Moreo per liberare Tramoni. Percorsi diversi, una stessa ricerca: mettere la qualità dei giocatori al servizio dell’azione, ma anche una straripante condizione atletica che, in queste settimane, si spiega principalmente con un lavoro dedicato da parte dello staff del Mentalista.
LA PAZIENZA E IL DIVERTIMENTO – Cari tifosi, siate pazienti, vi divertirete. Oggi non serve certo assegnare promozioni in anticipo, il campionato è lunghissimo e ancora il Pisa non ha fatto nulla, ha vinto uno scontro diretto. Bianco stesso tiene a distanza l’etichetta di squadra da battere. Verona e Palermo offriranno altre risposte, e ci saranno ancora difficoltà da affrontare. Intanto, però, il Pisa ha superato un’avversaria di valore mostrando qualità, alternative e capacità di soffrire. Soprattutto, all’Arena si torna anche a divertirsi. Dopo quello che questa piazza ha attraversato lo scorso anno, è un risultato che conta. Il Mentalista sta lasciando il segno. Lasciamolo lavorare.


