Dal tormentato acquisto del Dicembre 2016 alla Serie A, fino all’addio: quasi dieci anni che hanno cambiato la visione del calcio pisano. Grazie Giuseppe, Grazie Giovanni.
DIECI ANNI E QUEL CURIOSO ANNIVERSARIO – Ci sono serate che, anche a distanza di anni, i pisani ricordano scolpite a lettere d’oro nella propria anima. Il 22 Dicembre 2016 è una di queste. Si aspetta davanti alla televisione, si aggiornano continuamente i siti internet, si telefona a chi potrebbe sapere qualcosa. A Milano ci sono i Corrado, i rappresentanti della Carrara Holding, il notaio e qualcuno che, fuori dallo studio, prova a far arrivare notizie a una città ormai sfinita. La trattativa deve chiudersi, ma dopo tutto quello che è successo nessuno si fida più. Finché, a tarda sera, arriva finalmente la conferma. Il Pisa è stato venduto. “E’ fatta”. I Petroni sono fuori e la società può continuare a vivere. Quasi dieci anni dopo, il 19 Ottobre 2026, un comunicato chiude l’avventura di Giuseppe e Giovanni Corrado sotto la Torre Pendente. Ironia della sorte, proprio il 19 ottobre 2016 Andrea Abodi, oggi ministro ma all’epoca presidente della Lega di Serie B, prese in mano il caso Pisa diventando advisor della trattativa che poi avrebbe portato i Corrado in nerazzurro. Oggi arriva Damien Comolli, scelto da Alexander Knaster per guidare la società nella sua prossima fase. Il Pisa è nuovamente in Serie B, ha appena battuto la Cremonese e sta cercando di riprendersi ciò che ha perduto pochi mesi prima. In mezzo a queste due giornate c’è una storia lunga che merita di essere ripercorsa. Perché siamo stati tutti abbastanza vicini agli avvenimenti da ricordare le ultime delusioni, ma talvolta abbastanza lontani dai primi da dimenticarci come tutto era cominciato e il percorso che ci ha portato fin qui.
QUEL PISA DA SALVARE – Per capire l’arrivo dei Corrado bisogna tornare all’estate successiva alla promozione di Foggia. Gattuso ha riportato il Pisa in Serie B, ma il sogno dura pochissimo. Le vicende societarie prendono il sopravvento, la squadra fatica perfino a prepararsi, il tecnico lascia e poi torna, mentre i tifosi scendono in strada. Nasce quella resistenza collettiva che trova la propria voce in “Pisa non si piega”. Dentro ci sono i gruppi organizzati, i semplici sportivi, i dipendenti, i giocatori e un allenatore che si assume responsabilità ben superiori a quelle della panchina. Il pericolo di un terzo fallimento, dopo il 1994 e il 2009, è concreto. La città ha già vissuto certe situazioni e riconosce ormai i segnali, come se ognuno di noi possedesse un radar interno. Anche per questo segue con apprensione ogni possibile acquirente, passando dalle speranze alle smentite, dalle offerte ai comunicati, in un susseguirsi di trattative che sembrano sempre sul punto di concludersi e poi si fermano. Giuseppe Corrado arriva da un altro mondo. Ha lavorato in grandi aziende, dalla Barilla al cinema, e da tempo studia la possibilità di entrare nel calcio. Prima del Pisa ci prova con il Parma, senza riuscire a chiudere. A indirizzarlo verso la Toscana è soprattutto Giovanni. Il figlio ha ventisette anni, una formazione economica e finanziaria e una passione per il calcio coltivata anche giocando nelle categorie dilettantistiche. Studia la piazza, il pubblico, le potenzialità del territorio e presenta al padre e a Enzo Ricci un progetto sul quale investire. Ricci è fondamentale fin dall’inizio. Quando si parla dell’arrivo dei Corrado non si può lasciare sullo sfondo l’uomo che mette a disposizione la parte principale delle risorse per rilevare il Pisa. La prima proprietà vede la sua Viris al 60%, la Ma.Gi.Co. della famiglia Corrado al 20% e Unigasket, rappresentata da Vittorio Calissi, con il restante 20%. È il gruppo che riesce a portare in fondo una trattativa estenuante, accompagnata dalla mediazione del presidente della Lega B Andrea Abodi. L’ultimo giorno della presidenza Petroni comincia a Pisa, alla Direzione territoriale del lavoro. Ci sono questioni contrattuali da risolvere, accordi da trovare, rinunce da chiedere. Anche Lisuzzo, Montella e Cani fanno la propria parte. Poi tutti si spostano a Milano per la firma davanti al notaio Angelo Giordano. Le ore passano, arrivano altri ritardi e la sensazione che qualcosa possa ancora andare storto non abbandona nessuno. Quando finalmente l’operazione si conclude, il sollievo coinvolge una città intera. È questa la giornata che in tutti questi anni abbiamo raccontato ed è diventata il giorno della liberazione. La vigilia di Natale l’Arena ritrova un clima che mancava da mesi. Il Pisa pareggia 0-0 con lo Spezia e sugli spalti si respira finalmente. La salvezza della società, però, non basta a rimettere in piedi il campionato. Il mercato di Gennaio porta diversi giocatori, tra cui Gaetano Masucci, destinato a lasciare un segno molto più profondo di quanto si potesse immaginare al momento del suo arrivo. La squadra continua tuttavia a fare una fatica enorme per segnare e deve scontare quattro punti di penalizzazione per le inadempienze della precedente gestione. Con il passare delle settimane si deteriora anche il rapporto tra Gattuso e la nuova dirigenza. Il tecnico ha tenuto insieme tutto durante l’emergenza, ma ora la società vuole organizzarsi secondo una propria idea e i due modi di lavorare fanno fatica a convivere. Il Pisa retrocede e l’avventura di Gattuso finisce. Rimane il dolore per una Serie B persa troppo presto, insieme alla consapevolezza che stavolta ci sono le condizioni per ricominciare.

GLI ERRORI E LA STRADA PER TRIESTE – L’anno successivo dimostra subito che avere una società solida non significa vincere automaticamente. Il Pisa vuole risalire, investe, costruisce una squadra ambiziosa, ma non trova mai davvero la propria strada. Parte con Carmine Gautieri, passa a Michele Pazienza e chiude con Mario Petrone. Tre allenatori, molti problemi e un terzo posto che lascia aperta soltanto la possibilità dei playoff. La Viterbese li chiude rapidamente, vincendo sia all’andata sia all’Arena. È la prima stagione interamente preparata dai Corrado e il giudizio sportivo non può essere positivo. Giovanni, che ha sostenuto alcune delle decisioni più discusse, finisce al centro delle critiche. La scelta di Pazienza, ancora agli inizi della propria carriera da allenatore, non paga. Diversi acquisti deludono, la squadra alterna momenti discreti a cadute difficili da spiegare e ogni volta che potrebbe avvicinarsi alla vetta si ferma. In quella stagione, però, arrivano anche Gucher, De Vitis, Izzillo e Di Quinzio. A Gennaio si aggiunge Lisi. Masucci è già diventato un riferimento. Una parte del Pisa che farà festa a Trieste prende forma proprio durante questo campionato, anche se in quel momento è difficile accorgersene.

Nell’estate 2018 la società cambia. Raffaele Ferrara lascia la direzione sportiva, arriva Roberto Gemmi e con lui Luca D’Angelo. Si chiude anche il rapporto con Calissi, mentre Mirko Paletti diventa vicepresidente. Sul campo salutano Mannini e Lisuzzo, due uomini che hanno attraversato gli anni più difficili e ai quali la tifoseria è profondamente legata. Lisuzzo rimane poi nel settore giovanile, ma nello spogliatoio comincia un altro ciclo. Gemmi si presenta senza cercare alibi, D’Angelo senza grandi proclami. Giovanni Corrado trova in loro due interlocutori con i quali costruire un rapporto destinato a durare. Arrivano Moscardelli, Marconi, Gori e Marin, ma il campionato non decolla subito. Il Pisa perde gli scontri diretti, prende quattro gol a Carrara e scivola lontano dalle prime posizioni. Per chi guarda soltanto la classifica sembra un’altra stagione destinata a finire male. Stavolta però la società tiene il punto. D’Angelo resta, il gruppo viene protetto e a Gennaio il mercato corregge le mancanze della squadra. Benedetti dà solidità alla difesa, tornano utili il rientro di Verna e gli arrivi di Minesso e Pesenti. Poco alla volta il Pisa si ritrova. I giocatori imparano a conoscersi, si aiutano, accettano ruoli diversi e la squadra comincia una risalita che la porta fino ai playoff. Sono settimane nelle quali cambia anche il rapporto tra la piazza e quel gruppo. La Carrarese viene superata dopo due partite combattute, l’Arezzo perde sia in casa sia all’Arena e il Pisa si ritrova in finale contro la Triestina. All’andata finisce 2-2. Il ritorno, il 9 Giugno 2019, sembra preparato per la festa degli alabardati, ma D’Angelo ha altre idee. Masucci porta avanti i nerazzurri, Granoche pareggia su rigore. Arrivano gli infortuni, bisogna adattarsi, qualcuno gioca dove non dovrebbe eppure nessuno si tira indietro. Ai supplementari Marconi trova il vantaggio, poi Gucher parte in contropiede e segna il gol che manda in delirio il settore ospiti. Il Pisa torna in Serie B. Ricci si mette la sciarpa al collo, i Corrado festeggiano e la città si riversa sui lungarni. Quella promozione rimane uno dei capolavori della gestione. Arriva dopo aver sbagliato un primo tentativo, cambiato gli uomini e trovato il coraggio di difenderli quando i risultati ancora non si vedevano. Ed è una promozione conquistata prima dell’arrivo di Knaster, con Ricci a sostenere il progetto e la famiglia Corrado a guidarlo.

IL PISA CRESCE E ARRIVA KNASTER – Il ritorno in B non interrompe il lavoro. La società conferma D’Angelo e gran parte della squadra, aggiungendo giocatori senza disperdere ciò che ha funzionato. Nel Gennaio 2020 arriva Caracciolo, che negli anni diventerà capitano e guida della difesa. Il campionato viene fermato dalla pandemia, riparte in estate e il Pisa si presenta in ottime condizioni, arrivando a sfiorare i playoff. Il nono posto lascia qualche rimpianto, ma soprattutto restituisce una certezza che da queste parti mancava da tempo: si può stare in Serie B senza vivere ogni stagione come un’ultima occasione. Nel campionato successivo la squadra alterna buone prestazioni e difficoltà, riuscendo comunque a mantenere la categoria. Fuori dal campo Giuseppe Corrado riporta il Pisa dentro le sedi del calcio italiano. Entra nel consiglio direttivo della Lega B, l’Arena ospita la gara inaugurale del campionato 2019-20 e la città accoglie poi la presentazione dei calendari della stagione successiva. Si ricostruiscono rapporti, tornano sponsor, il club acquista credibilità. Il lavoro sui conti, iniziato in mezzo a debiti e pendenze superiori alle attese, produce risultati. Nel Gennaio 2021 il Pisa si prepara ad accogliere un nuovo proprietario. La trattativa con Alexander Knaster si sviluppa lontano dai riflettori. I primi segnali arrivano tra la fine del 2020 e i primi giorni del 2021, poi il quadro diventa più chiaro. L’imprenditore, già interessato ad altre realtà del calcio italiano, trova nel progetto illustrato da Corrado qualcosa su cui investire. Il 20 Gennaio acquista il 75% delle quote da Ricci e Paletti. Il restante 25% rimane alla famiglia Corrado, confermata alla guida della società. Ricci lascia dopo aver accompagnato il Pisa fuori dalla crisi e fino al consolidamento in B. Knaster porta disponibilità economiche che permettono di guardare molto più avanti. Da quel momento gli investimenti cambiano dimensione e sarebbe impossibile raccontare le ambizioni successive senza partire dal suo impegno. Ma anche l’arrivo di Knaster fa parte del lavoro dei Corrado. Il Pisa è stato reso credibile, il progetto gli è stato presentato e la permanenza della famiglia alla guida operativa garantisce continuità. Nel giro di pochi mesi vengono acquistati anche i terreni di Gagno, destinati a ospitare il centro sportivo. Intanto il mercato comincia a parlare lingue diverse e a muovere cifre alle quali i tifosi nerazzurri non erano abituati.
LA FINALE COL MONZA – Con Claudio Chiellini al posto di Gemmi arrivano Nicolas, Touré, Nagy, Leverbe, Lucca e altri giocatori che aumentano la qualità della rosa. Non tutte le scommesse saranno vinte, ma il Pisa parte forte e arriva a chiudere il girone d’andata in testa. A Gennaio la proprietà rilancia con Torregrossa, Puscas e Benali. La Serie A è diventata un obiettivo possibile. Il campionato si chiude al terzo posto con 67 punti. Ai playoff il Pisa supera il Benevento e trova il Monza. La sera del 29 Maggio 2022 l’Arena è piena di una speranza che molti non avevano mai vissuto. Dopo la sconfitta dell’andata, Torregrossa ed Hermannsson segnano subito e per qualche minuto sembra davvero che sia arrivato il momento tanto agognato. Poi la partita cambia. Il Monza rientra, Puscas colpisce una traversa, Mastinu trova il gol che porta tutti ai supplementari. Il Pisa però ha speso troppo, gli avversari hanno altre risorse e alla fine festeggiano loro. Il 3-4 lascia un dolore difficile da mandare giù, ma anche l’immagine di una squadra che ha riportato una città intera a un passo dalla Serie A. Da quella delusione si riparte male. D’Angelo viene sostituito da Maran e dopo sei giornate deve essere richiamato. Il suo ritorno rimette in piedi la stagione, porta una lunga serie positiva e restituisce la zona playoff, prima di un crollo finale che fa scivolare il Pisa all’undicesimo posto.
L’estate 2023 porta un’altra rivoluzione. Si chiude definitivamente il ciclo di D’Angelo, Chiellini torna alla Juventus e la scelta di Kolarov per la direzione sportiva dura pochissimo. La separazione arriva prima ancora che il nuovo progetto possa svilupparsi. Tocca a Stefanelli affiancare Giovanni Corrado, mentre la panchina viene affidata ad Aquilani. Si prova a cambiare il modo di giocare, ma i risultati non seguono le intenzioni. Tramoni si rompe il crociato nella serata di Genova contro la Sampdoria, la squadra perde un uomo fondamentale e attraversa un campionato nel quale sembra sempre poter fare qualcosa in più senza riuscirci. Il tredicesimo posto, con 46 punti, certifica un’altra occasione persa.

INZAGHI E QUEL SOGNO CHE DIVENTA REALTÀ – Nell’estate 2024 il Pisa cambia ancora, ma stavolta trova l’incastro giusto. Arrivano Filippo Inzaghi e Davide Vaira. L’allenatore guarda la squadra lasciata da Aquilani e vede qualità che il campionato precedente non ha mostrato. Vuole ripartire da molti di quei giocatori e convince anche loro di poter fare qualcosa di importante. Moreo ritrova fiducia, Touré viene valorizzato sulla fascia, Piccinini conquista spazio, Canestrelli cresce, Tramoni torna a fare la differenza. Caracciolo e Marin tengono insieme il gruppo, mentre il mercato porta Semper, Angori, Lind e altri elementi adatti al calcio di Inzaghi. Il Pisa trova un’identità riconoscibile e comincia a vincere.

Il merito del tecnico è enorme, ma quella squadra racconta anche il lavoro degli anni precedenti. Diversi giocatori erano stati acquistati quando ancora non sembravano pronti per questo traguardo. Qualcuno aveva attraversato stagioni difficili, altri erano passati dai prestiti o avevano dovuto aspettare il proprio momento. Inzaghi mette tutto insieme, la società lo sostiene e Knaster garantisce le risorse per completare il gruppo. La corsa con Sassuolo e Spezia accompagna il campionato. Ci sono momenti nei quali i nerazzurri allungano e altri nei quali torna la paura di farsi riprendere, ma la squadra sa reagire. Il 4 Maggio 2025, a Bari, il Pisa conquista la promozione. Alla fine saranno 76 punti e 23 vittorie. La Serie A torna dopo 34 anni dall’ultima partecipazione e 35 dall’ultima promozione. La festa sui lungarni, il ritorno della squadra, l’Arena, i bambini che vedono piangere i genitori e chi ripensa a tutte le trasferte fatte quando una giornata del genere sembrava impossibile. La soddisfazione di Giuseppe Corrado per il lavoro del figlio, spesso difeso quando intorno si chiedeva di cambiare tutto. È il risultato più importante della loro avventura. Arriva dopo la promozione di Trieste, dopo sei stagioni consecutive in B e dopo avere imparato anche dalle scelte sbagliate. Il Pisa torna dove voleva essere da oltre trent’anni e ci arriva con una società che può provare a dare continuità a quel successo.
LA RETROCESSIONE E LA CASA DEL FUTURO – Purtroppo la storia prende un’altra direzione. Il rapporto con Inzaghi si interrompe poche settimane dopo la festa e il tecnico va al Palermo. Il Pisa affronta la Serie A con Gilardino, dovendo costruire una squadra in grado di reggere un campionato molto diverso da quello appena vinto L’impatto è difficile. Le qualità che in B avevano permesso di dominare non bastano, gli acquisti non riescono a dare tutte le risposte necessarie e la classifica rimane deficitaria. A Febbraio la società cambia allenatore, affidandosi a Hiljemark, ma la situazione peggiora. Il Primo Maggio 2026 il Lecce vince 2-1 all’Arena e condanna matematicamente il Pisa alla retrocessione con tre giornate d’anticipo. Il Pisa ha aspettato una vita per tornare in A e non riesce a conservarla. Ci sono errori nella valutazione della categoria, nella costruzione della rosa e nelle decisioni prese durante la stagione. Giovanni Corrado lo riconosce dopo la partita con il Lecce, spiegando quanto la società abbia sottostimato alcune difficoltà e quanto sia stato duro confrontarsi con un contesto nel quale il Pisa non rappresentava più l’eccezione della Serie B. È una ferita che resta aperta anche quando comincia il nuovo campionato. La delusione non può essere cancellata dai risultati precedenti, ma neppure può cancellarli a sua volta. Dopo la retrocessione il Pisa però può ancora investire, trattenere giocatori importanti e preparare un altro tentativo.

Proprio durante quella stagione arriva una tappa importante del progetto di Gagno. Il 2 Aprile 2026 Giuseppe Corrado e il sindaco Michele Conti partecipano alla cerimonia di inaugurazione dei lavori dell’INGFerrari Training Centre. Viene piantato un ulivo nell’area dove sta sorgendo la nuova casa del Pisa. Il centro sportivo non è ancora aperto. Il percorso, iniziato con l’acquisto dei terreni nel 2021, è però diventato un cantiere. Sui 121.900 metri quadrati dell’area sono previsti gli spazi per prima squadra, settore giovanile, attività femminile, uffici, palestre e servizi. Dopo anni trascorsi a spostarsi tra impianti diversi, il Pisa lavora per riunire la propria attività in un unico complesso. Sull’Arena il percorso è invece ancora da concludere. Il progetto stadio accompagna quasi tutta l’avventura della famiglia, attraverso amministrazioni diverse, revisioni e confronti anche duri. È una delle questioni che restano sul tavolo della nuova gestione.

L’ULTIMO PISA DEI CORRADO – L’estate 2026 comincia con il bisogno di ricostruire. Gabbanini è arrivato al posto di Vaira già in Aprile e lavora con Giovanni Corrado sul mercato Ci sono calciatori che vogliono partire, prestiti che rientrano, contratti da sistemare e una squadra alla quale restituire convinzione. La scelta cade su Paolo Bianco, annunciato il 22 Giugno. Il tecnico partecipa alle valutazioni di mercato e la società cerca giocatori adatti al campionato da affrontare. Arrivano Confente, Correia, Leone, Marras, Ferrah, Zanon, Rao, Petagna e Pittarello. Restano Tramoni, Angori, Canestrelli e Vural, prolungano Caracciolo e Moreo. Il lavoro sulle uscite consente di ridurre la rosa e chiudere la sessione con un saldo positivo. È l’ultima squadra costruita con Giovanni Corrado alla guida dell’area sportiva insieme al direttore. Parte con difficoltà, poi comincia a trovare continuità. Vince a Vicenza, supera la Cremonese all’Arena e proprio quel 3-1 del 17 Ottobre rimane l’ultima partita prima dell’annuncio dell’avvicendamento. Knaster sceglie Comolli come presidente e amministratore delegato e saluta Giuseppe e Giovanni. Che, per modi e tempi, mi sento di criticare.
SI CHIUDE UN’EPOCA – Si chiude così un percorso cominciato quando la città si domandava se avrebbe avuto ancora una squadra o un futuro. Nel frattempo il Pisa ha ritrovato la B, ci è rimasto, ha sfiorato la A e infine l’ha conquistata e l’ha perduta e adesso sta ancora provando a ritrovarla. Ha valorizzato giocatori, attirato un proprietario di dimensione internazionale e avviato la costruzione del proprio centro sportivo. A Pisa sono cresciuta gli investimenti, il patrimonio dei giocatori e le ambizioni, mentre il progetto del centro sportivo arriva fino al cantiere di Gagno e il lavoro commerciale trova un’altra vetrina nel nuovo negozio di via di Banchi. Il valore costruito passa anche da queste cose, che rimangono quando un allenatore cambia o una stagione finisce male. Naturalmente una società più organizzata può sbagliare, spendere male e mancare i propri obiettivi, come è accaduto anche al Pisa. Ma per comprendere quanto sia cambiata la vita del tifoso basta ricordare quelle estati nelle quali, prima ancora di chiedersi chi avrebbe giocato in attacco, ci si domandava se qualcuno avrebbe garantito l’iscrizione al campionato. Durante questa gestione quella preoccupazione è progressivamente scomparsa dalle discussioni quotidiane. Abbiamo ricominciato a parlare soprattutto di calcio, fino a considerare deludente una stagione senza playoff e dolorosissima una retrocessione dalla Serie A. Anche le aspettative della città sono cresciute insieme alla società. Ed è per questo che riconoscere l’impegno dei Corrado viene naturale a tanti sportivi che hanno vissuto tutto il percorso: ricordano bene da dove siamo partiti, le gioie che ci siamo tolti e quanto abbia contato, dopo tanti anni di incertezze, poter affrontare una sconfitta sapendo che il Pisa avrebbe avuto i mezzi per riprovarci. Chi c’era quella sera del 2016 se lo ricorda. Come si ricorda Trieste, la delusione col Monza e la festa del Maggio 2025. Il nuovo corso avrà il tempo per scrivere la propria storia. Quella dei Corrado resta in queste giornate, vissute da una città che, dopo tanto patire, ha potuto finalmente tornare a vincere. Grazie Giovanni, Grazie Giuseppe. E’ stato un decennio indimenticabile.


