Una scelta tecnica, giudicato dal punto di vista tattico “inferiore” rispetto ad altri compagni di squadra. Così Hiljemark parcheggia Tramoni relegandolo in panchina senza neanche farlo andare a scaldarsi nel secondo tempo. Il giocatore aveva scelto di rimanere in nerazzurro, ma lasciarlo fuori ancora a lungo rischia di ricontestualizzare la scelta di non venderlo al Palermo.
“Tramoni? Sto pensando alla squadra, devo pensare alle scelte. Tatticamente vedo altri meglio in questo momento. Questo è il calcio”. Parole che suonano durissime, sono quelle che Oscar Hiljemark ha riservato ieri a Tramoni, di fatto temporaneamente scaricato dal tecnico. Un solo tempo di gioco, o meglio 57 minuti su 360 disponibili, una mezza presenza in quattro partite. Una scelta spiegata così: oggi, per l’allenatore, ci sono compagni più funzionali al piano partita. Ma la gestione del giocatore ormai fa rumore.

Non si parla di un giocatore qualunque. Si parla del calciatore che aveva maggiori chance di essere venduto a gennaio perché il Palermo era arrivato ad offrire 6 milioni di euro. Il Pisa, con Gilardino, aveva scelto di tenerlo. Anche dare per un segnale. A Gennaio la squadra aveva bisogno di continuità. Smontare l’organico, in quel momento, sarebbe stato un rischio. E poi c’era la volontà del giocatore, di concerto con l’ex tecnico. Tramoni aveva scelto Pisa. Aveva scelto di giocarsi le sue carte in nerazzurro. Una scelta che allora era stata letta come un atto di fiducia reciproca. Una scelta che oggi va riletta alla luce delle gerarchie attuali. Se l’allenatore lo considera tatticamente “inferiore” rispetto ad altri, il tema gestionale è inevitabile. Trattenere un giocatore a Gennaio significa investire su di lui. Significa dirgli che sarà parte del progetto. Se poi, a poche settimane di distanza, finisce ai margini senza nemmeno la possibilità di incidere a gara in corso, la scelta diventa un autogol colossale, col rischio anche di rabbuiare il giocatore, in questo momento evidentemente mal gestito. La percezione è quella di un’esclusione netta. Hiljemark guarda all’equilibrio. Alla compattezza. Alla disciplina tattica. È legittimo. Ma la domanda è altrettanto legittima: il Pisa può permettersi di rinunciare a un giocatore così?



