Dopo la conferenza stampa possiamo analizzare quanto è stato detto dal nuovo diesse e anche lanciarci nelle prime valutazioni in vista della prossima stagione in base anche a quanto raccolto dietro le quinte.
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI – Come noto il nodo delle divergenze tra Davide Vaira e Alexsander Knaster sarebbe stato Oscar Hiljemark. L’ex direttore sportivo non era convinto della scelta dello svedese e avrebbe preferito un allenatore più esperto, mentre la proprietà ha sempre difeso quella decisione. Dopo il ko col Genoa, Vaira avrebbe spinto per il cambio in panchina, trovando però ancora una volta la chiusura del patron. Da lì è arrivato l’esonero e l’arrivo immediato di Leonardo Gabbanini ha che la separazione era già nell’aria e, secondo quanto abbiamo raccolto, erano circa 10 giorni che questa situazione perdurava.
GABBANINI UOMO DI KNASTER – Ci sono alcune frasi chiave nella conferenza stampa del nuovo diesse che ci aiutano a fare luce su quello che sarà il suo operato all’interno del Pisa. Prima di tutto: “Non è una scelta tipica italiana, è una scelta più di stampo anglosassone e d’oltreoceano“. Oltre a citare inconsapevolmente Stanis Larochelle in Boris il nuovo diesse ha però dato una chiave di lettura netta sul suo arrivo, dicendo tra le righe che il suo arrivo, come avevamo anche raccolto ieri, è una decisione arrivata dalla proprietà, dall’azionista di maggioranza.
IL MANIFESTO DEL NUOVO DIESSE – Nel manifesto di Gabbanini c’è anche questo: “Pisa è una possibilità per mettere a frutto il tanto lavoro che ho fatto fino a oggi, un po’ internazionale, direi, perché ho girato molto. Questo non vuol dire che internazionale sia sinonimo di qualcosa di migliore, ma semplicemente di qualcosa che ti permette di avere un’ampia esperienza su diverse situazioni”. Insomma Gabbanini sposa in pieno l’internazionalità di questo Pisa cercando di fargli fare un salto di qualità. Prima però sarà necessario ristrutturare: “probabilmente dobbiamo rivedere qualcosina per cercare di prendere spunto da questo e avere un futuro che, oltre al progetto, abbia anche la concretezza nei risultati sportivi.” E’ però questo passaggio fondamentale per capire come opererà Gabbanini: “Il direttore sportivo esiste quasi solo in Italia ormai, lì invece c’è una concezione un po’ diversa. L’Head of Recruitment è la persona che porta avanti la lista che l’allenatore vuole o che il proprietario vuole, quindi è sempre nel mezzo tra allenatore e proprietà.” Nella mente del diesse ci sarà un lavoro a lungo termine: “probabilmente dobbiamo rivedere qualcosina per cercare di prendere spunto da questo e avere un futuro che, oltre al progetto, abbia anche la concretezza nei risultati sportivi.”
HILJEMARK RESTERA’? – La domanda che molti si stanno facendo è: resterà Hiljemark? Di sicuro l’uscita di Vaira rafforza ulteriormente Hiljemark. La proprietà ha scelto di andare avanti con lui e, ma anche se Hiljemark ha un contratto fino al 2027, toccherà comunque a Gabbanini valutarlo fino a fine stagione. A mio avviso è una fiducia a tempo quella concessa all’allenatore. “Pensare al domani e rispettare l’oggi” ha detto il nuovo arrivato, anche come riverenza nei confronti della gestione precedente, ma non solo. Sicuramente Gabbanini parte ben disposto nei confronti di Hiljemark, ma se venisse bocciato anche dal nuovo diesse, dopo la bocciatura che Vaira e la famiglia Corrado hanno comunicato a Knaster, il quale ha deciso sua sponte di esonerare il direttore sportivo per nominarne uno di sua fiducia, allora di sicuro anche l’azionista di maggioranza potrebbe cambiare idea nei confronti di un allenatore che, per il momento, ha la fiducia solo di Knaster e con larga parte dello spogliatoio contro.
VICINANZA AI TIFOSI – Gabbanini infine parla anche ai tifosi, cercando per territorialità di colmare la distanza creatasi in queste complicate settimane: “dobbiamo sapere che tante persone in questo momento soffrono per questa situazione. Io sono toscano e so che non è facile per noi sopportare determinate cose. Un passaggio nel quale il diesse prova a fare una cosa precisa: ricucire sul piano emotivo prima ancora che tecnico. I ldiesse sta cercando di accorciare la distanza con tifosi e città usando un tratto identitario, quasi a dire che conosce quel modo di vivere il calcio, l’orgoglio e anche la fatica di accettare certe situazioni. È una frase pensata per creare vicinanza clturale. Gabbanini prova a presentarsi come figura capace di capire l’umore della piazza, usando la comune appartenenza toscana come leva per ristabilire un contatto con i tifosi. Dal punto di vista comunicativo, il messaggio ha tre obiettivi: Primo, umanizzare il nuovo direttore sportivo. Si presenta come uno che percepisce il peso del momento. Secondo, mostrare empatia verso la tifoseria. Terzo, mettere una base relazionale per il futuro. In settimane complicate soprattutto serve provare a riallacciare il filo.
E ORA? – Adesso comincia davvero il lavoro. Perché il Pisa, al netto di come si chiuderà questa stagione, ha davanti mesi decisivi per impostare una ristrutturazione profonda. L’anticipo dell’arrivo di Gabbanini serve proprio a questo: non farsi trovare impreparati, iniziare subito a studiare l’ambiente, capire chi può ancora essere parte del progetto e chi invece ha concluso il proprio ciclo. Mercato, sì, ma anche una ricognizione completa su squadra, staff, equilibri interni e tenuta del gruppo. Il nuovo diesse avrà tempo per osservare da vicino i giocatori, per valutarne affidabilità, personalità, margini e capacità di reggere un percorso di ricostruzione. È qui che si giocherà una parte importante del futuro nerazzurro. Lo stesso discorso vale per la struttura tecnica: Gabbanini dovrà capire se Hiljemark potrà essere l’uomo giusto per aprire un nuovo ciclo oppure se servirà un’altra guida. Con una certezza: il tempo per progettare c’è, ma dopo gli errori e le divergenze di questi mesi, non potrà essere sprecato.



