Il collezionista pisano racconta la sua casa-museo a Torino: dodici anni di ricerche tra maglie, palloni, opere d’arte e ricordi nerazzurri.
C’è un museo del Pisa anche a Torino, dentro la casa di Leonardo Perfetti. Una raccolta privata costruita in dodici anni di ricerche, contatti, scambi e acquisti: oltre 300 maglie nerazzurre, una cinquantina di palloni, medaglie dell’epoca Anconetani, biglietti, libri e opere d’arte. Pisano, da circa venticinque anni lontano dalla sua città, Perfetti ha trasformato la passione di famiglia in una collezione che continua ad allargarsi. La maglia più vecchia risale al 1963-64, ma dietro ogni pezzo ci sono anche amicizie, attese e incontri fortunati. Nell’intervista realizzata per il mio canale YouTube feat. Sestaporta, qui trascritta, ci ha accompagnato tra i suoi cimeli, raccontando come sono arrivati fino a casa sua.
Leonardo, quando hai cominciato a collezionare il Pisa?
“Ho iniziato circa una dozzina di anni fa a dedicarmi seriamente a raccogliere cimeli della nostra squadra del cuore. Questo è il dodicesimo anno. La spinta mi è venuta intanto da una tradizione familiare: mio padre, mio nonno e mio zio sono tutti tifosissimi del Pisa. Ma la vera spinta è arrivata guardando le collezioni dei collezionisti più grandi di me, molto conosciuti in città, che nell’arco del tempo sono diventati amici. Guardavo sui social queste raccolte belle, colorate, ricche e ho detto: quasi quasi per scherzo inizio anch’io. Da uno scherzo è diventata una vera e propria passione, che continuo a coltivare nel tempo libero”.
Quanto lavoro c’è dietro la ricerca di un cimelio?
“La cosa più bella e appassionante è proprio la ricerca dell’oggetto particolare, che non è solamente la maglia. Quella è l’oggetto più ambito, ma ci sono anche memorabilia molto importanti. Sono fortunato perché vivo a Torino da venticinque anni e, grazie al mio lavoro ho una rete di conoscenze: conosco anche giocatori e ogni tanto l’oggetto in più arriva. Poi ci sono contatti, aste, venditori privati, persone che ti propongono vendite o scambi. È un continuo ricercare, comprare e contrattare. Non si finisce mai né di imparare, né di studiare, né di cercare”.
Quante maglie del Pisa hai e quale periodo coprono?
“La mia collezione adesso ha più di 300 maglie, grosso modo 318-320, solo del Pisa. Ci sono maglie preparate da gara e maglie indossate. Poi ho anche materiale d’allenamento, che però non conto nelle maglie vere e proprie perché è un mondo un po’ a parte. La più vecchia è una del 1963-64, in Serie C: una maglietta rossa di lanetta, sembra un maglioncino, che nell’arco del tempo si è un pochino ritirata. Copro quasi completamente gli anni Ottanta e Novanta; dal Duemila in avanti abbiamo praticamente quasi il novanta per cento dei pezzi”.
Quali sono le più difficili da trovare?
“Quelle da portiere, perché sono rarissime. Per i miei gusti sono molto belle e particolari, anche perché il portiere è un ruolo che mi piace molto. Però sono anche le più difficili da rintracciare e da avere. Ho maglie di Mannini, che sono riuscito ad avere grazie a un carissimo amico che me le ha cedute, qualcosa di Luigi Simoni e poi dei portieri più moderni”.
Ce n’è una alla quale sei particolarmente affezionato?
“Ne ho una molto bella di Ivan Provedel, arancione, molto semplice. Nessuno si sarebbe immaginato che questo ragazzo facesse così tanta strada. Ce l’ho e sono contento, perché è una maglia alla quale sono affezionato”.
Tra gli ultimi ritrovamenti ci sono le medaglie dell’epoca Anconetani. Che oggetti sono?
“Sono medaglie commemorative dell’epoca di Romeo Anconetani, molto difficili da trovare. Negli ultimi giorni sono riuscito a trovare una delle ultime che cercavo, inerente al campionato 1983-84. Sono in metallo, sembrano fatte di bronzo, in rilievo. Alcune sono molto grandi, mentre quella del 1990-91 è la più piccolina. Furono fatte da Pazzaglia, con il loro astuccio blu: io le ho conservate tutte così come le ho trovate”.
In casa tua ci sono anche quadri e altre opere dedicate al Pisa.
“L’oggettistica è una cosa che mi piace molto. È il companatico del mondo calcistico, che deve essere colorato anche da opere e dal modo in cui artisti, a loro volta tifosi, vedono questo mondo. I quadri sono di Leonardo Ciucci: siamo molto amici e mi ha fatto opere straordinarie, particolari, alle quali sono molto affezionato. Ha questo skyline dell’Arena che ripropone in varie prospettive e colori. È il modo in cui un artista tifosissimo dei colori nerazzurri vede l’ambiente dove gioca la nostra squadra del cuore”.
Quali altri artisti fanno parte della tua collezione?
“Mi viene in mente Osvaldo Casanova, dal quale sto aspettando un disegno su Lamberto Piovanelli. Ho già un Berggreen fatto da lui, al quale sono molto legato perché Berggreen era l’idolo di mio padre insieme a Barbana. Carlo Cazzaniga mi ha fatto un Barbana: riproduce questi omini del calcio balilla, fronte e retro, con tavole di legno e parti in ferro. E poi devo citare anche il mio amico Luca Pace”.
Oltre alle maglie, quali oggetti ti piace cercare?
“I biglietti. Parlo di quelli veri, di carta, non di quelli che si staccano adesso. Ci sono differenze di carta, più porosa o più lucida, biglietti grandi, piccoli, più o meno colorati. Quel materiale cartaceo lo adoro, così come i giornali e le riviste. Anche i vecchi 45 giri dell’inno sono carini e non sono facili da trovare: magari si trovano nei mercatini, se hai fortuna”.
Hai anche una raccolta di palloni piuttosto importante.
“Ne ho una cinquantina. Ho un Mitre del 1979-80, un Le Coq Sportif con i triangolini rossi del 1985-86, un Etrusco 90 e poi quelli più moderni, fino a quelli senza più cuciture. E ci sono anche le scarpe: nelle aste benefiche si riesce sempre a reperire qualcosa. Ci sono ragazzi in città che fanno un bellissimo lavoro per aiutare le persone meno fortunate. Li ringrazio perché aiutano chi, come me, cerca il pezzo che gli manca, ma soprattutto le persone che hanno più bisogno”.
Quanto hai investito, economicamente, in questa passione?
“È una cifra molto alta. Fra tutto quello che ho, calcolando fotografie, maglie, palloni, proprio tutto, avrò speso sui 50-55mila euro. Ho fatto anche un’assicurazione privata per tutelare il denaro investito in questa oggettistica. È una cosa che consiglio a chi colleziona materiale di un certo valore”.
Nella raccolta c’è spazio anche per i libri sulla storia nerazzurra?
“Prendo tutto quello che è libri e materiale, leggo tutto. Mi mancherà sicuramente qualcosina andando a cercare nelle cose più vecchie, ma penso di avere anche nella parte editoriale tutto il materiale più significativo”.
Che rapporto hai con gli altri collezionisti e con chi custodisce la memoria del Pisa?
“I ragazzi dell’associazione Cento hanno cose incredibili e sono sempre un punto di riferimento per noi singole persone che andiamo alla ricerca del pezzo. Sarebbe molto bello collaborare un po’ di più, parlare un po’ di più nella ricerca di queste cose e condividere maggiormente. I ritmi serrati della vita, e nel mio caso anche la distanza, non aiutano. Però hanno davvero cose molto belle e fanno bellissime mostre”.
Se dovessi scegliere un solo oggetto di maggior valore?
“Credo che sia il pallone Le Coq Sportif. Non tanto per il valore economico, parliamo di palloni che valgono tra i 900 e i 1.200 euro, quanto per le condizioni in cui l’ho trovato. L’ho preso da un ragazzo francese ed è completamente nuovo. Gli faccio un po’ di manutenzione con un olio particolare per la pelle: rimane perfettamente gonfio, non ha crepe. Mi è stato già chiesto da enti museali fuori Pisa, ma ho risposto: fatemelo tenere per un pochino in casa, fatemelo guardare. Sono stato molto fortunato a trovarlo così. Ci sono stato dietro sei mesi”.
E quale pezzo ha la storia più particolare, per il modo in cui sei riuscito a trovarlo?
“Una maglia da portiere di Luigi Simoni, con i suoi guanti autografati. La cercavo e non riuscivo a trovarla. Un giorno parlavo con un amico collezionista molisano, Sandro, di tutt’altro: famiglia, lavoro, cose così. A un certo punto gli si è accesa la lampadina e mi ha detto che forse aveva qualcosa nella sua collezione. Mi ha videochiamato, mi ha fatto vedere questa bellissima maglia e ci siamo accordati. È un aneddoto carino perché di solito, quando si parla con altri collezionisti, si va subito al sodo. Quella volta, invece, stavamo parlando di tutt’altro”.
Un saluto finale a chi condivide questa passione?
“A tutti i ragazzi collezionisti pisani, quelli che vivono a Pisa e quelli che vivono fuori. Qui a Torino ho amici pisani che collezionano maglie, come Francesco Pucci. E poi Yuri, Fabio, Matteo, Riccardo e tutti quelli che sono sulla breccia da tanto tempo: mi hanno aiutato ad ampliare la collezione, a stimolarmi e a cercare pezzi. Un saluto di cuore a tutti. Spero di abbracciarci e vederci presto, perché non è mai facile combinare”.


