Come sarai vestita oggi per questo pranzo di gala, Mamma Arena?

Quante ne abbiamo passate insieme quest’anno, vero? Prima la gioia travolgente di una festa durata a lungo tra lungarni in festa, bandieroni stesi lungo la Torre, premiazioni e tanti sorrisi per la storica promozione in Serie A, poi quei lavori febbrili di restyling che ti hanno rimessa quasi a nuovo, tirata a lucido per essere pronta a vestirti con l’abito più bello nel debutto stagionale contro la Roma. C’era il sole splendente nei nostri cuori e l’illusione dolcissima di una categoria che inseguivamo da decenni, convinti che quel palcoscenico potesse finalmente appartenerci in pianta stabile.

Purtroppo, la realtà del rettangolo verde è stata spietata e di gioie su quel prato ne abbiamo vissute drammaticamente poche. Solo due notti di autentico entusiasmo hanno riscaldato l’inverno gelido dei nostri spalti: la sofferta vittoria per 1-0 contro la Cremonese a novembre e il successo contro il Cagliari, per una Primavera che però s’è portata via l’entusiasmo. Frammenti isolati, troppo esigui per alimentare il miracolo della salvezza in un campionato cinico e competitivo come la massima serie italiana.

Eppure, nonostante una classifica deficitaria che ha spento presto i sogni di gloria, le serate di prestigio non sono mancate. Come dimenticare il record stagionale di presenze contro la Juventus, con ben 12.640 anime assiepate sui tuoi gradoni storici a spingere la maglia nerazzurra oltre ogni ostacolo oggettivo. Davanti a quel muro umano, il pensiero è volato inevitabilmente al passato, a quel calcio romantico e ruggente degli anni di Romeo, dove la passione travolgeva i tornelli e la burocrazia. Forse non saranno i trentacinquemila spettatori degli anni Ottanta, quando non esistevano le attuali restrizioni sulla sicurezza e il Presidentissimo Romeo Anconetani vendeva tre volte lo stesso biglietto pur di far tremare la terra sotto i piedi degli avversari. Ma l’orgoglio, Mamma Arena, quello è rimasto esattamente lo stesso di allora.

La stagione è però progressivamente scivolata via tra le dita come sabbia, come lacrime nella pioggia, trasformandosi in una Caporetto sportiva figlia di una gestione tecnica tormentata e di un’identità smarrita nelle stanze dei bottoni. Il punto di rottura più doloroso si è consumato con l’esonero di Alberto Gilardino, arrivato dopo il pesante 1-3 casalingo contro il Sassuolo, che ha spezzato definitivamente il filo conduttore della squadra. Al suo posto è stato chiamato Oscar Hiljemark, questo svedese che fin dal primo giorno non è piaciuto a nessuno, né alla piazza né allo spogliatoio.

Un allenatore incapace di sintonizzarsi con l’anima calda e sanguigna di Pisa, rigido nelle sue idee tattiche e disarmante nelle sue analisi post-partita. Vederlo difendere l’indifendibile e accennare persino alla «testa rivolta al prossimo ritiro estivo» subito dopo la disastrosa figuraccia per 3-0 rimediata a Cremona – con la squadra naufragata e ridotta in nove uomini – è rimasto come un insulto all’orgoglio della tifoseria. Sette sconfitte consecutive sono un fardello umiliante, probabilmente oggi arriverà l’ottava e con la Lazio la nona, una caduta libera inaccettabile che non meritavi, vecchia cara Arena. Che non meritavano i tuoi ospiti, sia quelli con qualche anno in più con le spalle, sia i nuovi innamorati.

Parallelamente al tracollo sul rettangolo verde, la tifoseria ha dovuto affrontare un “lutto” identitario immenso: lo scioglimento formale, dopo ben quarant’anni di gloriosa e ininterrotta militanza, dei Wanderers. Un evento che si somma a una stagione in cui tutto sembra essersi logorato e frammentato.

Nonostante questo avvenimento, forse anche fisiologico, la Curva Nord Maurizio Alberti è rimasta l’unico vero faro di questa Serie A. È stata un esempio monumentale di vita, di dignità e di cultura sportiva. Mentre la squadra sprofondava e l’umiliazione calcistica si faceva quotidiana, la Nord non ha mai smesso di cantare, non ha mai abbandonato i colori, sostenendo il Pisa nei momenti più tragici. I ragazzi hanno custodito l’onore della città sotto la pioggia battente e nei settori ospiti di tutta Italia, dimostrando che se i tesserati passano e i campionati si perdono, l’amore incondizionato per la maglia non retrocede mai.

Oggi si consuma l’ultimo ballo su questo prato prima dell’inevitabile ritorno in Serie B. Questa retrocessione ci spezza il cuore e fa sanguinare l’anima, ma l’analisi lucida di questo fallimento non deve tradursi in una rassegnazione tombale o in un disfattismo senza via d’uscita. Questa Caporetto deve trasformarsi nell’atto zero di una rinascita societaria e sportiva.

Mamma Arena, asciugati le lacrime e comincia a guardare avanti. Retrocediamo sul campo, sì, ma pronti a rialzarci immediatamente per riprenderci ciò che ci spetta. Insieme a te, per sempre.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.