Fino ad oggi la stagione del Pisa è stata a dir poco “bipolare” come tutto il campionato di Serie B. Mentre i giocatori e lo staff tecnico si affannavano e impegnavano per uscire dalle secche della classifica e guardare al bersaglio playoff, vero obiettivo stagionale, anche addetti ai lavori e tifosi hanno vissuto, di rimando, questa situazione. Premettendo che questa rosa, potenzialmente almeno da quinto posto, non ha mai rischiato concretamente di retrocedere, esiste una sola via, puntare all’eccellenza. Il resto è solo “mentalità da perdenti”. Ricordiamoci di sognare e non abbiamo paura a farlo.

LA STAGIONE – E’ stata e sarà, fino alla fine del campionato, indubbiamente una stagione difficile. Tra alti, forse troppo pochi, e bassi, forse troppi. Aquilani, a cui la società aveva chiesto al primo anno di entrare ai playoff a inizio stagione, ha dovuto fare i conti con tante criticità. Dagli infortuni alla sfortuna, passando per un lungo apprendimento da parte dei giocatori nel comprendere i dettami tattici dell’allenatore e metterli in pratica. Ora però il Pisa, a cinque giornate dalla fine, è ancora lì, a un punto dai playoff. Mi sia consentito di essere, da un lato fiducioso, dall’altro di fare una riflessione generale, di natura ambientale e non solo.

AQUILANI CONTRO IL “GIOCHINO” – Ieri il tecnico, in conferenza stampa, ha dichiarato di non voler far parte del “giochino” playoff e playout, insistendo sul discorso “facciamo il meglio possibile, poi si vedrà”. Un modo per proteggere i giocatori, che a tratti hanno mostrato molto spesso le loro fragilità mentali. Un discorso però, a cinque giornate dalla fine, un po’ fuori “focus” a mio modesto parere. Insomma, il Pisa ha ormai 8 punti di vantaggio sui playout, ha praticamente ottenuto la matematica salvezza e si trova a un punto solo dai playoff. Non è certo un “peccato” se si dichiara in conferenza stampa di poterci provare, non condivido quanto dichiarato, ma capisco l’allenatore ed è giusto che, vista la situazione, faccia tutto ciò che ritiene opportuno per “proteggere i giocatori” e togliere l’attenzione da situazioni potenzialmente stressanti a livello mentale.

IL TIFO DAI TRE VOLTI – Oggi però il tifo si divide in tre parti. C’è chi tifa sempre e comunque, fregandosene della posizione di classifica, facendo semplicemente sentire la propria voce a sostegno della squadra, chiedendo “solo” il massimo impegno. Si tratta del tifo nella sua forma più pura. C’è poi chi guarda da tutta la stagione ai playoff (come il sottoscritto dato che, non dimentichiamolo, chi scrive è anche un tifoso oltre ad essere un giornalista) perché questa squadra ha tutte le potenzialità per raggiungerli e perché sono stati spesi, tra stipendi e investimenti, oltre 25 milioni di euro quest’anno. C’è, infine, il tifoso che ha avuto per tutto l’anno la mente rivolta alla lotta salvezza, come un disco rotto. “Pensiamo a salvarci, ma quali playoff! Sono una perdita di tempo”. Al netto che bisognerebbe cambiare sport se si pensa che i playoff siano una perdita di tempo, anche entrandoci all’ultimo posto utile e con scarse possibilità di vincerli, questa è la quintessenza della mentalità del perdente. Bisogna puntare all’eccellenza. Il Pisa è una società che punta in alto, con un magnate che ha speso 73 milioni sul mercato e che ha iniettato nelle casse del Pisa quasi 40 milioni di euro in questi 3 anni. Guardarsi indietro ogni anno, come un disco rotto, arrivando ad arrabbiarsi con chi ha legittime ambizioni d’eccellenza, è da perdenti. Anche quest’anno. Anche in un anno difficile come questo, nel quale sono stati fatti degli errori. Sognare non costa nulla. Altrimenti è solo una mentalità da perdenti, avere paura di soffrire e rimanere delusi.

UN “SEGUITO” – Considerate quindi questo articolo come il diretto seguito di “Scusate, ma non mi accontento”, che scrissi nel 2018 (Link qui). Al tempo il Pisa era partito male in campionato, malissimo, ma poi riuscì a ribaltare la situazione e ad andare in Serie B. Forse non sarà l’anno giusto, ma resta sempre l’anno giusto per non accontentarsi e fuggire via con tutto sé stesso la mentalità del perdente. Ecco perché riprendo, in conclusione, anche un adagio che resta sempre valido, sia quando si vince, sia quando si perde.

IL PISA SI AMA E PROPRIO PER QUESTO SI DEVE DISCUTERE – Io non ho mai creduto all’adagio “Il Pisa si ama, non si discute”. No, per me il Pisa, proprio perché si ama, si deve discutere. Ma non discutere in maniera becera e ottusa, ma criticando costruttivamente, magari con unità di intenti, cercando di trovare una soluzione. Tutti da questa società si aspettano tanto e vogliono che sia dato seguito alle promesse fatte: uno stadio nuovo, la Serie A e, addirittura, l’Europa League. Perché c’è la convinzione che questa sia una società seria, fatto acclamato anche da altri presidenti e dai vertici del calcio italiano e perché si vuole dimenticare un passato recente fatto di banditi, approfittatori e malfattori. Criticarli non è un peccato, essere felici di concorrere per un obiettivo, altrettanto. Ricordiamoci cosa vuol dire sognare.

Commenti

Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Collaboratore de "La Nazione" di Pisa da agosto 2018