Rieccoci su “Storie Mondiali Nerazzurre”. Dopo aver raccontato di Sergio Bertoni, di Klaus Berggreen fino a Carlos Dunga, ma siamo anche passati attraverso la rivoluzione della match analysis da parte di Bacconi, oggi si parla di un percorso che ha portato a una corsa sfrenata e a un urlo leggendario, datato 11 luglio 1982, al Santiago Bernabéu di Madrid. Quello di Marco Tardelli. Tutti associano la sua leggenda a quella corsa folle, a quell’urlo a pugni chiusi dopo il gol del 2-0 alla Germania Ovest, diventato patrimonio mondiale dell’italianità. Ma prima di diventare “Schizzo”, l’insostituibile motore della Juventus e della Nazionale di Bearzot, Marco era solo un ragazzo magrolino che correva senza sosta sul prato dell’Arena Garibaldi.

Lo «Schizzo» di via San Martino. Arrivato dal settore giovanile del San Martino di Pisa per la cifra quasi ridicola di 75mila lire, il diciottenne Tardelli si affaccia nel Pisa Sporting Club nella stagione 1972-73. È un calcio antico, ruspante, fatto di sacrifici e spogliatoi d’altri tempi. All’inizio fa solo poche apparizioni (8 presenze), ma l’anno successivo diventa un punto fermo dei nerazzurri in Serie C. In quel Pisa, Tardelli non è ancora il giocatore totale che Falcao incoronerà come il più forte degli anni ’80; è un giovane ragazzo che si sgancia in avanti, sorretto da una furia agonistica e da una corsa che compensano una struttura fisica ancora da formare. «A diciannove anni sognavo di arrivare un giorno a vincere uno scudetto, a vestire la maglia della Nazionale. Erano i sogni che facevano tutti… Nel Pisa di quel periodo, a lanciarmi in prima squadra fu il tecnico Balestri. E, sul momento, feci qualche fatica ad inserirmi con convinzione, i titolari più anziani m’incutevano una certa soggezione.», diceva Tardelli qualche anno fa in una intervista.  A togliergli ogni timore reverenziale ci pensano i “vecchi” dello spogliatoio nerazzurro come il capitano Gonfiantini. Tardelli osserva, impara e ruba con gli occhi, crescendo a dismisura.

I veri maestri e l’ostinazione pisana. Mentre l’attenzione del pubblico e dei dirigenti pisani è tutta catalizzata da un’altra giovane promessa, la mezzala Botteghi (tecnicamente un portento, ma meno incline alla battaglia), Tardelli emerge sulla distanza grazie a un carattere d’acciaio. Un carattere forgiato fin da ragazzino, quando per fare il calciatore si rinunciava a tutto. «Il mio primo maestro, il mio vero maestro, fu un certo Costa, io avevo quattordici anni. Mi insegnò moltissime cose, fu proprio lui a farmi capire che quello di calciatore era un mestiere serio, maledettamente serio. Così, dopo le medie dell’obbligo – mentre i miei compagni si davano tutti alla pazza gioia – io giocavo già a fare il professionista, non era molto divertente. Ma io sono un tipo ostinato…» Quell’ostinazione lo porta a collezionare 41 presenze e 4 reti in nerazzurro. Il Pisa diventa il suo trampolino di lancio definitivo: nell’estate del 1974 passa al Como in Serie B, l’anno dopo alla Juventus per la cifra record di 950 milioni di lire. Da lì, l’evoluzione tattica firmata Trapattoni, la maglia numero 8 cucita addosso e la conquista del mondo.

Da Pisa a Madrid: Un’escalation stupefacente. Il resto è storia nota, ma fa impressione rileggerla con gli occhi dello stesso Tardelli, che pochi anni dopo il suo addio all’ombra della Torre Pendente guardava la sua ascesa quasi con incredulità: «Abbiate pazienza: Tardelli, che qualche anno fa giocava a fianco di Palla nel Pisa e non era nessuno, oggi gioca con Antognoni in Nazionale e, stando almeno a Bearzot, è uno dei migliori undici atleti d’Italia. Se torno indietro col pensiero, quasi non ci credo.». Ci credeva eccome, invece, Enzo Bearzot, che lo difese contro tutto e tutti anche quando la stampa lo criticava prima del Mondiale d’Argentina nel ’78. Quattro anni più tardi, in Spagna, quel ragazzo svezzato in nerazzurro spaccherà in due il Mondiale, segnando all’Argentina di Maradona e fulminando Schumacher nella finalissima di Madrid. Oggi quell’urlo compie idealmente 44 anni.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.