Le mosse del Pisa sul mercato stanno contagiando anche i più scettici tra i tifosi. Non vogliamo certo cadere in facili trionfalismi — nessuno vi dirà che il campionato è già vinto o che la promozione sia in cassaforte —, ma c’è una sensazione oggettiva e diffusa: la fiducia sta tornando, ed è molta di più rispetto a quella che ci si potesse aspettare soltanto qualche settimana fa.
IL CAMBIO DI PASSO – A fare la differenza è un netto e visibile cambio di musica sul fronte degli acquisti. La nuova strategia della dirigenza incontra il favore di molti: scommettere su giocatori italiani, giovani e che conoscano già a memoria la Serie B. Che qualcosa sia stato profondamente rivisto è sotto gli occhi di tutti. Gli innesti di Leone e Marras hanno tracciato la strada, e le trattative per profili come Zanon, Adorante, Artistico e Confente non fanno che confermare la rotta. Si è sondato persino Mulattieri — poi rientrato nell’operazione tra Sassuolo e Verona per Bowie. È una linea che piace a pubblico e critica, e dopo un’annata disastrosa, riallacciare i fili con la piazza passando da volti “riconoscibili” e affamati è l’unica vera ricetta per ridare entusiasmo.
LA LEZIONE PISA SUL CALCIO ITALIANO – Ma se all’ombra della Torre ci si strofina le mani, la vicenda apre una parentesi desolante sul nostro movimento calcistico. Il Pisa sta mettendo le mani sui migliori profili del campionato cadetto semplicemente perché la Serie A ha smesso di scommettere sul talento di casa nostra. Basta guardare al mercato delle grandi: sfumati i primissimi obiettivi internazionali, si ripiega sistematicamente su “piani B” o “piani C” dall’estero che farebbero fatica a trovare spazio persino in un club di media-bassa Premier League. L’attrattività del nostro massimo campionato cala e con essa la qualità degli stranieri in arrivo, eppure si continua miopemente a snobbare il prodotto interno. Forse non aveva tutti i torti l’ex CT Baldini quando definiva certi dirigenti dei “farabutti che pensano solo ai propri interessi”. In questo scenario paradossale, il Pisa gioca d’anticipo: prende giocatori pronti e in piena parabola ascendente, così che quando si ripresenterà l’occasione di ritornare in Serie A, lo si potrà fare da una posizione di forza, con il blocco dei migliori elementi prodotti dalla B pronti al definitivo salto di qualità.
LE PAROLE DEI VERTICI SOCIETARI – Per comprendere appieno cosa stia succedendo, basta ricollegare i puntili attraverso le recenti dichiarazioni dei vertici societari. Da un lato c’è la presa di coscienza di Giovanni Corrado, che a fine scorsa stagione, il Primo aggio, aveva fotografato bene la differenza tra i due mondi: “Mentre in Serie B ciò che cerchi di attrarre è più di livello di Serie B e il Pisa in B è di livello più alto (e forse è più facile), in Serie A la competizione non è più solo con l’Italia ma anche con l’Inghilterra, la Francia e altri paesi”. Consapevolezza dell’appeal del club, dunque, ma anche pragmatismo. Ed è qui che si inserisce il lavoro tattico e strategico spiegato dal responsabile dell’area tecnica Gabbanini, il giorno della presentazione di Bianco: “Secondo me vanno bilanciate queste componenti: per ruolo, provenienza e caratteristiche il giocatore va inserito nel contesto e nel mosaico. Cerchiamo profili che si integrino e che abbiano un senso insieme. Chi viene a Pisa ha scelto di farlo in maniera convinta. Poi ci sono gli inserimenti di altre squadre, forse per scarsa progettualità. Noi però abbiamo le idee chiare”. Ecco la vera forza del Pisa di oggi, come lo è sempre stata in questi ultimi 11 anni: la progettualità. Una progettualità che però c’è sempre stata, ma che oggi si rinnova. Mentre altrove si naviga a vista rincorrendo l’ennesimo straniero sconosciuto, all’Arena Garibaldi si costruisce un mosaico logico, con tessere italiane, motivate e fortemente convinte del progetto. Il campo darà il suo giudizio finale, ma le premesse per tornare a divertirsi ci sono tutte.



