La scelta di Comolli rafforza le ambizioni di Knaster. Al Bentegodi servono personalità e umiltà, mentre ai tifosi viene negata un’altra trasferta.
Se ancora ci fossero dubbi sulle intenzioni di Alexander Knaster, questa settimana dovrebbe averne chiariti parecchi. Da mesi scrivo e ripeto, anche nelle trasmissioni e nei miei video, che il proprietario vuole provare a riportare il Pisa in Serie A già quest’anno. Qualcuno mi aveva accusato di illudere la piazza. Continuo invece a pensare che fosse una lettura delle ambizioni della proprietà. E l’arrivo di Damien Comolli mi sembra una conferma importante.
La scelta di affidare presidenza e incarico di amministratore delegato a un dirigente passato da Tolosa e Juventus indica una direzione precisa. Knaster ha parlato di una nuova fase di crescita e sviluppo del club. La mia interpretazione è che voglia accelerare, dando al Pisa strumenti e competenze per fare un altro salto. Questo non garantisce una promozione, ma ci dice quanto il proprietario sia intenzionato a cercarla… e non solo quella.
Prima di voltare pagina, però, resta il ringraziamento alla famiglia Corrado. Un ringraziamento dovuto, per dieci anni che hanno cambiato le prospettive del Pisa. Personalmente continuo a trovare il modo in cui si è chiuso questo rapporto freddo, forse ingeneroso rispetto a quanto Giuseppe e Giovanni hanno costruito. Si può condividere la scelta di cambiare e allo stesso tempo pensare che chi ha accompagnato un pezzo così importante della nostra storia meritasse un’uscita diversa. Le due cose possono stare insieme.
Adesso però c’è il presente. E il presente porta a Verona.
Il ritorno al Bentegodi ha un significato che va oltre il calendario. Lo 0-0 della scorsa stagione resta uno dei ricordi più amari di quel campionato, una partita che nella memoria dei tifosi ha finito per rappresentare l’impotenza di un Pisa incapace di cambiare il proprio destino. Tornare lì significa anche chiudere un cerchio che si era aperto con quella partita.
Oggi Verona-Pisa può dare continuità alla crescita della squadra, rafforzarne le ambizioni e aiutarla a lasciarsi alle spalle quel passato. Ai giocatori direi soprattutto di stare tranquilli. Un cambiamento societario così importante porta inevitabilmente domande, curiosità, forse qualche distrazione. La risposta migliore resta quella che possono dare ogni giorno in allenamento e poi in partita. L’arrivo di un nuovo presidente è anche un’opportunità per mostrare il proprio valore, per dimostrare di poter essere parte del Pisa che verrà. Basta continuare a lavorare.
Anche noi, fuori dal campo, dovremmo ricordare quale momento stiamo vivendo. Per solidità della proprietà e possibilità di programmare, considero questa una delle fasi migliori della storia del Pisa. Le nostre discussioni riguardano i giocatori che potrebbero arrivare, quelli che potrebbero partire, il prossimo mercato, la possibilità di tornare subito in Serie A oppure di riuscirci più avanti. Sono preoccupazioni sportive. Per una piazza che ha conosciuto ben altre angosce, non è un dettaglio.
Viene da riprendere quella formula che abbiamo già sentito nel percorso di questi anni da parte di un dirigente che ha dato tanto a questa città: “non più una questione di se, ma di quando”. Per questo non mi interessa chiedere al Pisa di volare basso. Mi interessa chiedergli umiltà. Si può guardare in alto senza perdere il rispetto per gli avversari. Il Verona rimane una squadra forte, con qualità e potenziale che una classifica ancora corta non può cancellare. Andare al Bentegodi pensando che le difficoltà degli altri rendano più semplice il nostro compito sarebbe il primo errore.
E poi c’è tutto il resto del campionato. C’è il Mantova, che ha già dimostrato quanto possa essere competitivo. Ci sono squadre capaci di crescere, altre che troveranno continuità più avanti. Non esistono soltanto Pisa e Palermo. La stagione è lunga e chiederà di affrontare avversarie diverse con la stessa attenzione.
Resta infine l’amarezza più grande di questa vigilia: un’altra trasferta negata. Il divieto di vendita riguarda tutti i residenti nella provincia di Pisa e qualsiasi settore del Bentegodi. Una limitazione che impedisce a tanti tifosi di seguire la propria squadra, senza distinzioni individuali. È una situazione che provoca disgusto. Ci stiamo abituando all’idea che andare allo stadio fuori casa sia una concessione, che una tessera debba rappresentare la normalità e che, comunque, possa non bastare. Il risultato è che un’intera comunità si sente trattata come un problema di ordine pubblico. Sembra di continuare a pagare, collettivamente e senza una fine riconoscibile, quella ingiusta squalifica della scorsa stagione. È una sensazione, ma è quella che resta a chi si vede chiudere ancora una volta la porta. Ora tocca alla squadra dare forza a noi pisani, una partita alla volta. A cominciare da Verona, anche per chi avrebbe voluto esserci e dovrà guardarla da casa.


