A cinquant’anni dalla morte di Benjamin Britten (1913-1976) la Fondazione Teatro di Pisa porta in scena per la prima volta nella propria storia The turn of the Screw – Il giro di vite, tra le opere apicali del massimo compositore inglese del Novecento, e quarto e penultimo titolo della stagione lirica 2025/2026 disegnata dal direttore artistico Marco Tutino.

Il libretto che la scrittrice Myfanwy Piper trasse dal racconto omonimo scritto da Henry James nel 1898, musicato in modo sublime da Britten, sarà rappresentato nelle recite di venerdì 27 febbraio (ore 20.30) e domenica primo marzo (ore 15.30) – con una anteprima per gli studenti delle scuole nel pomeriggio di mercoledì 25 – in una nuova produzione del Verdi che, con la regia di Giancarlo Judica Cordiglia, personalità artistica cresciuta tra prosa, cinema, ma anche serie TV, riprende l’originario progetto di Davide Livermore per il Teatro Carlo Felice di Genova (2024-25). In buca Ensemble Orchestra La Corelli e sul podio il direttore Francesco Cilluffo, in costante ascesa da Londra a Vienna e tra le bacchette oggi più stimate. Il solido soprano messicano Karen Gardeazabal sarà la celebre istitutrice tratteggiata dal romanziere Henry James, mentre Valentino Buzza interpreterà il ruolo di Peter Quint, malefico spettro del precedente domestico della casa di Bly. Completano il pregevole cast vocale Pierre Lenoir (Miles), Chiara Maria Fiorani (Flora), Amy Payne (miss Grose) e Marianna Mappa (miss Jessel). Le scene, che traspongono negli anni 50 del Novecento le cupe atmosfere gotiche del castello di fine Ottocento del racconto di James, sono firmate da Manuel Zuriaga e riprese da Eleonora Peronetti, mentre di Mariana Fracasso e di Aldo Mantovani sono rispettivamente scene e costumi.

La nuova produzione è stata presentata nel corso di una conferenza stampa che ha visto la presenza di Diego Fiorini (presidente Fondazione Teatro di Pisa), Filippo Bedini (vicesindaco di Pisa con delega a Cultura, Patrimonio, Storia delle Tradizioni e dell’Identità di Pisa), Marco Tutino (direttore artistico Fondazione Teatro di Pisa), i registi Davide Livermore e Giancarlo Judica Cordiglia, e il direttore d’orchestra Francesco Cilluffo.

In questa occasione al regista di origini pisane Davide Livermore sono stati consegnati dal vicesindaco Filippo Bedini i Sigilli storici della Città di Pisa, riconoscimento con cui l’Assessorato alla Cultura intende omaggiare questo illustre pisano, corifeo dell’arte e indiscusso protagonista della scena teatrale internazionale.

Le origini pisane di Davide Livermore si ritrovano nella famiglia paterna, una importante dinastia di fantini che da Newmarket, nel Suffolk, centro mondiale dell’ippica, sul finire dell’800 pose nuove basi a Pisa, altro centro mondiale dell’ippica, all’epoca, con il trisnonnno Robert Livermore, il bisnonno Palmiro e il nonno Roberto. In una recente intervista, il Maestro Livermore ha ricordato il suo legame con la città di Pisa: qui, tra Barbaricina e Marina ha trascorso l’infanzia; e qui, al Teatro Verdi, nei primi anni ‘90 ricorda di aver cantato nel ruolo di Monostatos nel Flauto Magico con la regia di Lindsay Kemp.

Giovedì 26 alle ore 18 il Ridotto del Verdi ospiterà la tradizionale Guida all’Opera, in un dialogo con Marco Tutino e Francesco Cilluffo. L’ingresso è libero e sarà seguito da un aperitivo offerto dalla Fondazione.

 

(Biglietti per le recite di venerdì e domenica in vendita al Botteghino del Teatro, al servizio telefonico (050 941188) e su www.vivaticket.it).

 

The Turn of the Screw – nella nuova produzione del Teatro Verdi realizzata in collaborazione con Teatro Nazionale di Genova, Teatro Carlo Felice di Genova e Palau de les Arts Reina Sofia di Valéncia – indaga l’opera dall’inedita prospettiva produttiva della prosa, in un dialogo continuo tra i due mondi, grazie al progetto registico di Davide Livermore, nome apicale del panorama artistico mondiale.

Scritta da Henry James nel 1898, The Turn of the Screw è una storia di fantasmi e indicibili segreti a cui si affianca una sottilissima indagine psicologica. Un televisore, presente in scena fin dal prologo, dà subito l’impronta dell’innovativo allestimento pensato da Davide Livermore che traspone negli anni 50 del Novecento le atmosfere vittoriane dell’originale di James. Come un nuovo ‘caminetto’ attorno a cui si raccontavano le storie dei fantasmi, il televisore è omaggio e richiamo al 1954, data della composizione di Britten – in quell’anno la Rai inizia le trasmissioni tv – e citazione di The Innocents (in Italia uscito col titolo Suspense) del film del 1961 diretto da Jack Clayton e interpretato da Deborah Kerr in una ambientazione gotica e spaventosa. La scatola scenica che genera architetture labiritinche completa la dimensione spettrale del racconto che descrive l’osceno gioco del male.

Opera in un prologo e due atti, composta nel 1954 su commissione del Teatro La Fenice di Venezia per la Biennale di Musica Contemporanea, Il Giro di Vite è l’opera del riscatto di Britten che, dopo l’insuccesso di Gloriana (l’unico nella sua carriera), lo consegnerà definitivamente alla Storia.

Una giovane istitutrice deve prendersi cura di Flora e Miles, i due nipoti orfanelli di un uomo che le fa promettere di non rivolgersi a lui per nessuna ragione. Presto, dopo una serie di accadimenti, si accorgerà che essi subiscono l’influenza malefica degli spettri del servo Quint, in cerca di uno spirito da sottomettere, e di Miss Jessel, la precedente istitutrice, desiderosa di trovare un’anima a cui far provare il suo stesso dolore. L’istitutrice si accorge delle apparizioni e ne è terrorizzata. Turbata decide di andarsene, ma dopo un terrificante incontro con Miss Jessel decide di restare e invia una lettera al tutore dei bambini chiedendo di vederlo. Informa di questo anche Miles che, manipolato da Quint, si impadronisce della lettera. Scoperto il furto, l’istitutrice cerca di far confessare il bambino che resiste strenuamente al suo incalzare, influenzato dal demoniaco servo. Alla fine, Miles ammette il furto in un drammatico crescendo che lo porterà alla morte.

 

THE TURN OF THE SCREW (IL GIRO DI VITE)
Teatro Verdi di Pisa, 27 febbraio e 1 marzo 2026

Opera in un prologo e due atti
Libretto di Myfanwy Piper dal racconto omonimo di Henry James
Musica di Benjamin Britten
Edizioni Boosey & Hawkes, Londra | rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano

Personaggi e Interpreti
IL PROLOGO Davide Livermore (voce registrata)
PETER QUINT Valentino Buzza
L’ISTITUTRICE Karen Gardeazabal
MILES Pierre Lenoir
FLORA Chiara Maria Fiorani
MISS GROSE Amy Payne
MISS JESSEL Marianna Mappa

Direttore Francesco Cilluffo
Regia Davide Livermore (ripresa da Giancarlo Judica Cordiglia)
Scene  Manuel Zuriaga (riprese da Eleonora Peronetti)
Costumi Mariana Fracasso
Lighting Designer Aldo Mantovani

Ensemble Orchestra Corelli

Nuovo allestimento del Teatro Verdi di Pisa
in collaborazione con Teatro Nazionale di Genova, Teatro Carlo Felice di Genova e Palau de Les Arts Reina Sofía di València

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Elisa Bani
Direttore responsabile di Sestaporta.news. Giornalista pubblicista ha lavorato dieci anni a PuntoRadio come redattrice e speaker. Collaboratrice per il quotidiano La Nazione, ha inoltre diretto l'ufficio stampa dei Comitati territoriale e regionale dell'ente di promozione sportiva Uisp.