Numeri, limiti tecnici e scelte tattiche spiegano perché il reparto offensivo resta il problema più pesante della stagione nerazzurra.
In matematica la proprietà commutativa dice che, cambiando l’ordine degli elementi, il risultato resta lo stesso. Una formula che descrive con sorprendente precisione l’attacco del Pisa di questa stagione: qualunque nome venga messo al centro, la produzione offensiva non cambia. O cambia troppo poco per incidere davvero.
Il caso più particolare resta quello di M’Bala Nzola. Sedici presenze e tre gol, numeri che lo mantengono tra i migliori del reparto, almeno finché è rimasto in gruppo. Prima punta di peso, inserita in un contesto che non l’ha mai realmente sostenuta, ha pagato il rapporto complicato con la gestione tecnica. Dopo il crollo di rendimento e la parabola dell’ultimo periodo nerazzurro, Gilardino lo ha messo fuori squadra.
Il percorso di Meister fotografa invece il lato più oscuro della stagione. Ventuno partite, due gol e un terzo annullato all’andata con la Fiorentina. La definizione più onesta è semplice: annata disastrosa. I limiti tecnici, già noti, sono emersi in modo evidente. Deve attaccare gli spazi, ma spesso perde il tempo della giocata. La cosa più incredibile è stata non protestare per il mancato calcio di rigore di Firenze. Un episodio che la dice lunga sul carattere del giocatore.
Arriviamo a Durosinmi, pagato tanto (10 milioni) e atteso ancora di più. Sei presenze e un gol, quello dell’esordio contro l’Atalanta. Dopo quella notte sembrava poter dare una svolta al reparto nerazzurro. Invece è stato fagocitato nella mediocrità del reparto. Da allora è apparso quasi sempre fuori ritmo. Fuori forma, sì, ma anche mal inserito. È colpa sua o di come è stato impiegato? Domanda legittima, perché non c’è stata una sola partita in cui il gioco l’abbia aiutato a respirare o ad esprimersi.
L’altro volto nuovo è ancora un oggetto misterioso, Filip Stojilkovic. Quattro presenze, zero gol. I numeri dicono che completa pochi passaggi, tira poco, parte sempre isolato. In tutte le gare giocate ha subito una pressione altissima da parte dei difensori avversari. Non è giudicabile, ma è evidente che il contesto attuale non gli dà alcuno strumento per emergere. Eppure piace molto tatticamente al tecnico svedese
Il migliore del gruppo, nonostante tutto, resta Stefano Moreo. Cinque gol in venticinque partite. È l’unico a essersi mosso davvero dentro sistemi diversi, adattandosi quasi sempre. L’eccezione è l’ultima gara: Hiljemark lo ha messo mezzala. Una scelta difficile da spiegare. Un giocatore utile ovunque, sì, ma non a centrocampo.
Da non dimenticare Matteo Tramoni. Ventidue presenze, due gol. Numeri persino peggiori di Meister. La mancata cessione al Palermo lo ha svuotato. È sparito dal campo e dalle rotazioni. Con Hiljemark ha giocato un solo tempo su sei disponibili nelle tre partite in cui era in panchina. Se bisognava impiegarlo così tanto valeva cederlo a gennaio.
Guardando il quadro complessivo è chiaro che il problema non è solo dei singoli. Il Pisa non è riuscito a far rendere quasi nessuno dei suoi attaccanti. L’unica eccezione parziale è Moreo, l’ingrediente che si adatta a ogni ricetta. Ma anche lui, usato fuori ruolo, perde efficacia. Scarsità del reparto? Scelte sbagliate? Mancanza di partner adatti? L’unica risposta è la proprietà commutativa, come li posizioni, chiunque schieri, il risultato è sempre lo stesso. Eppure 13 gol su 20 sono arrivati dagli attaccanti in campionato. Attacco che resta comunque il quarto peggiore del torneo.



