Felipe Loyola chiude tutte le porte a un eventuale ritorno in Sudamerica e alle voci (Che già avevamo smentito su queste pagine) di un eventuale approdo al Boca Juniors in una intervista esclusiva rilasciata per TNT Sports Chile, la principale televisione sportiva cilena. Di seguito le parole del centrocampista intervistato dal collega cileno Gonzalo Fouillioux.
Felipe, che bilancio fai della tua stagione? Da una parte hai realizzato il sogno di giocare in Europa, dall’altra c’è stata la retrocessione.
“Credo di essere una persona che cerca sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno. Sono grato al Pisa che mi ha aperto le porte dell’Europa, ha puntato su di me quando ero all’Independiente e ha fatto un investimento importante. Sapevo bene dove stavo arrivando e quale fosse la situazione difficile che avrei trovato. Ho cercato di dare il mio contributo e di trasmettere positività. Quando sono arrivato ho avuto un impatto importante, poi durante il percorso c’è stato un cambio di allenatore. La situazione era complicata, sapevamo per cosa stavamo lottando e nel calcio contano i risultati. Purtroppo non sono arrivati. Nel complesso però faccio un bilancio molto positivo. Ringrazio il club per avermi dato la possibilità di giocare in Europa, affrontare competizioni importanti e sfidare giocatori di altissimo livello. Credo di averlo fatto bene. È stato il mio primo passo nel calcio europeo. Ormai ho attraversato l’oceano, come si dice, e la mia intenzione è restare lì e non tornare“.
Ti fermo proprio su questo. Si è parlato molto del Boca Juniors. Vuoi restare in Europa?
“Sì. Ho costruito il mio percorso con sacrificio e lavoro. Non ho mai avuto niente di facile. Il Pisa ha creduto in me e mi ha aperto le porte, gli sono grato. Ci sono stati contatti con altri club che poi non si sono concretizzati, ma sono grato per l’opportunità che ho avuto. Mi hanno permesso di giocare partite di altissimo livello. Adesso che sono arrivato lì voglio continuare a competere. Credo di aver dimostrato il mio valore e sento di avere il livello per restare. Voglio crescere ancora. Confido nelle mie qualità e nei miei sogni. Mi manca da realizzare il sogno di giocare la Champions League e nei migliori club del mondo. Sono convinto di poterci arrivare”.
Cosa cambia tra il calcio argentino e quello italiano?
“La differenza principale è fisica. È un campionato molto più duro, pieno di giocatori provenienti da tutto il mondo. La Serie A è estremamente competitiva sul piano atletico e nei duelli. Oggi ci sono tanti calciatori africani che hanno una forza fisica impressionante. Ho due compagni nigeriani che sono davvero fortissimi. Scherzando, io dovrei passare un mese in palestra per ottenere certi risultati e loro mangiano due hamburger e mettono subito massa muscolare. Sono benedetti geneticamente. Per noi sudamericani bisogna lavorare molto di più per raggiungere quei livelli, ma mi piace questa sfida. Sul piano culturale invece il cambiamento più forte riguarda lo spogliatoio. In Cile e in Argentina c’è più gruppo, si parla di più, si scherza molto. In Europa, con persone provenienti da tante culture diverse, l’ambiente è più freddo. Si vive il calcio più come un lavoro che come una passione. All’inizio è stato uno shock, ma mi è servito per crescere”.
L’intervista poi è proseguita ed è dedicata quasi interamente alla nazionale cilena, alla mancata qualificazione al Mondiale e alle sfide future del Cile



