L’imminente arrivo della Nazionale Italiana Femminile all’Arena Garibaldi segna una svolta storica e un tributo atteso da tempo. Per la prima volta, la selezione maggiore femminile calcherà il prestigioso prato dello stadio pisano, ma c’è stato un tempo in cui l’ombra della Torre Pendente non faceva da sfondo solo alle battaglie calcistiche maschili, ma accoglieva una delle realtà più interessanti e affascinanti del panorama calcistico femminile italiano: il Pisa Società Calcio Femminile, noto al grande pubblico come Pisa Fotoamatore. Oggi a raccogliere l’eredità c’è il Pisa Sporting Club che, dopo aver rilanciato l’attività femminile giovanile, vuole ricreare anche una prima squadra.
Dalle origini di quartiere alla conquista della massima serie. La storia di questa straordinaria avventura inizia nel 1984, nel cuore del quartiere di “Pisanova”. Nata inizialmente come una piccola compagine locale in maglia bianca e rossa, la squadra subisce una metamorfosi strutturale e cromatica nel 1986. Viene fondato ufficialmente il Pisa S.C.F., che adotta con orgoglio le strisce verticali nero e azzurre, legandosi indissolubilmente all’identità cittadina. La sede sociale viene stabilita in via Cisanello, sotto la sapiente e appassionata presidenza di Luciano Berretta, affiancato dal segretario e direttore generale Stefano Pellegrini e giocava al Campo Abetone. L’ascesa è fulminea ma non priva di ostacoli. Dopo una prima e immediata promozione in Serie B nel 1987, la squadra subisce il contraccolpo della retrocessione nei campionati regionali, dove matura per quattro stagioni. La vera svolta avviene nei primi anni Novanta. Nella stagione 1993-1994, le nerazzurre dominano il girone B di Serie B, chiudendo in vetta a pari punti con il Gravina in Puglia. Lo spareggio promozione, disputato in campo neutro a Lanuvio il 1º maggio 1994, diventa una pietra miliare: con un netto 4-1, le pisane schiantano la concorrenza pugliese e conquistano per la prima volta uno storico pass per la Serie A.
Gli anni d’oro del “Fotoamatore” e la presidenza onoraria di Anconetani. L’esordio in Serie A nella stagione 1994-1995 stupisce l’intera Italia calcistica da neopromossa: un quinto posto finale che certifica la bontà del progetto pisano. Dall’anno successivo, il club si lega al celebre sponsor commerciale “Il Fotoamatore”, un marchio che diventerà sinonimo di eccellenza nel calcio femminile dell’epoca. Il Pisa Fotoamatore non era più una semplice matricola, ma una corazzata capace di competere alla pari con i colossi del tempo, come la Torres, il Milan e il Bardolino. I picchi più alti di questa parabola si registrano nelle stagioni 1997-1998 e 1999-2000, concluse entrambe con un leggendario terzo posto in Serie A. Erano gli anni in cui a Pisa si respirava aria di scudetto, e le domeniche di campionato richiamavano l’attentione dei media nazionali. A suggellare il prestigio della società, nel dicembre del 1997, il presidente Luciano Berretta compie un gesto dal forte valore simbolico e sportivo, nominando Romeo Anconetani come Presidente Onorario della squadra femminile. L’uomo che aveva portato il Pisa maschile nell’Olimpo della Serie A, metteva la sua firma e la sua benedizione anche sul miracolo delle ragazze nerazzurre.

La voce dal campo: «Solo la passione ci faceva andare avanti». Per capire davvero cosa significasse giocare in quel Pisa, vale la pena affidarsi ai ricordi di chi ha sudato per otto anni con la maglia del Fotoamatore, come il difensore Elena Molesti, protagonista di quella squadra che arrivò a toccare il terzo posto in Italia. In un’intervista d’epoca, la calciatrice tracciava un ritratto del movimento radicalmente distante dai riflettori miliardari del calcio maschile: “A Pisa il primo anno, 1996, prendevo 400mila lire al mese, l’ultimo un milione (oggi sarebbero tra i 200 e i 500 euro al mese). Noi firmavamo un contratto che non tutti gli anni veniva rispettato, a volte i soldi mancavano. Solo la passione ci faceva andare avanti. […] Non è mai stata una professione, ma una passione. Negli anni in cui ho giocato ho sempre avuto un altro lavoro. Giocavamo in casa al campo Arno, sulle Piagge. Il nostro pubblico era formato da amici, parenti e altre calciatrici… Eravamo uno squadrone: cito per tutte l’attaccante Michela Ulivieri. Il ricordo più bello rimane il campionato in cui concludemmo al terzo posto!”.
La fine del sogno e l’eredità attuale. Come tutte le storie d’amore più intense, anche quella del Pisa S.C.F. ha avuto una fine tanto brusca quanto dolorosa. Subito dopo il terzo posto del 1998, a causa di insormontabili contrasti con la Divisione Calcio Femminile, lo storico patron Luciano Berretta decide di cedere la presidenza a Galeno Bianchi. La squadra mantiene la categoria e l’alto livello per qualche anno, ma i segnali di logoramento economico e logistico si fanno evidenti al termine della stagione 2000-2001. Dopo aver chiuso al nono posto, condizionato anche da un punto di penalizzazione dovuto alla dolorosa e mancata trasferta a Sassari contro la Torres nell’ultima giornata, la società compie il triste passo: rinuncia all’iscrizione in Serie A. Il tentativo di ripartire dalla Serie B nella stagione 2001-2002 si rivelò purtroppo un calvario, conclusosi all’ultimo posto del girone C e con la conseguente retrocessione nelle categorie regionali. Nel 2002, il sodalizio viene ufficialmente sciolto, lasciando un vuoto immenso ma anche un’eredità che negli anni successivi è stata raccolta da altre realtà locali, come il Vecchiano (poi mutato in Pisa Calcio Femminile).
Il testimone al Pisa Sporting Club. E oggi? Oggi a raccogliere quell’eredità c’è il Pisa Sporting Club che, partendo da lontano, fin dai tempi dell’intuizione dell’ex direttore sportivo Roberto Gemmi, ha riportato in nerazzurro il settore femminile della città. Attualmente l’intera attività è affidata al coordinamento di Stefano Colombo, sotto la cui guida il Pisa Sporting Club è stato capace di strutturare e consolidare un imponente vivaio rosa. Una crescita esponenziale che oggi vanta ben cinque formazioni giovanili: l’Under 19 (capaci di giocare un ottimo campionato juniores in questa stagione, culminato da un secondo posto e vicecampionesse toscana di coppa), l’Under 17, l’Under 15, la selezione Under 12-13 e le piccolissime dell’Under 10. Ma lo sguardo della società è già rivolto al domani: l’obiettivo dichiarato è quello di far rinascere una Prima Squadra femminile. Il palcoscenico ideale è già stato tracciato nel piano del futuro centro sportivo di Gagno, dove prenderà vita una “miniarena” progettata e abilitata secondo i massimi standard federali, pronta a ospitare in futuro anche le gare della Serie A femminile. Un cerchio che si chiude, per continuare a sognare.



