Piccinini è il perfetto esempio di ciò che il Pisa, in questi anni, ha voluto costruire. Arrivato dalla Serie D e subito catapultato nella realtà della Serie B, come tanti altri ragazzi è stato inserito nel giro prestiti prima di assestarsi e diventare a tutti gli effetti un uomo spogliatoio, già protagonista di una promozione in Serie A. Oggi è ai nastri di partenza del campionato a tutti gli effetti come uno dei veterani della squadra.
SACRIFICIO E SENSO DI APPARTENENZA – Se c’è un volto che incarna alla perfezione lo spirito di sacrificio, la resilienza e il senso di appartenenza in casa Pisa, quello è indubbiamente il volto di Gabriele Piccinini. Seguendo da vicino e quotidianamente le vicende nerazzurre, ho visto questo ragazzo classe 2001 togliersi definitivamente di dosso l’etichetta di giovane di belle speranze per indossare i gradi di veterano a tutti gli effetti. Un percorso fatto di gavetta vera, sudore e un costante, inarrestabile salto di qualità.
UNA CARRIERA IN NERAZZURRO – Basta dare uno sguardo ai numeri del suo percorso per capire la sua evoluzione. Arrivato sotto la Torre nel 2021, dopo aver fatto faville in Serie D con il Lentigione (56 presenze e 16 reti), Piccinini sapeva che il grande salto avrebbe richiesto tempo e umiltà. Le due parentesi in prestito al Fiorenzuola in Serie C (con 16 presenze in ciascun semestre tra il 2022 e il 2023) sono state la sua imprescindibile palestra formativa. Da lì in poi, è stato un crescendo continuo: dalle 22 presenze della stagione 2023-2024, con Aquilani che gli diede fiducia, dopo che il giocatore era già stato lanciato da D’Angelo, alla definitiva consacrazione in cadetteria nel 2024-2025 con Inzaghi, dove con 38 presenze e 4 gol è stato tra gli assoluti trascinatori della squadra verso la Serie A.
UNA STAGONE DIFFICLE – E poi è arrivata la massima serie. Una stagione 2025-2026 complicatissima per tutto l’ambiente, terminata con l’amara retrocessione, ma in cui Gabriele ha comunque timbrato il cartellino ben 25 volte, mettendoci sempre la faccia. L’immagine di lui a Parma, nel finale della scorsa stagione in cui la retrocessione era ormai uno spettro diventato drammatica realtà, ce l’ho ancora nitida davanti agli occhi. Quando molti avrebbero semplicemente abbassato lo sguardo o cercato alibi, lui ha affrontato la delusione sportiva davanti ai microfoni con straordinaria lucidità e un viscerale attaccamento alla maglia. “Posso assicurarti che io con i miei compagni andremo al campo tutti i giorni orgogliosamente e dignitosamente onorando la maglia. Alla nostra curva e ai nostri tifosi dobbiamo fare una statua. Mi vengono i brividi a pensare che di questi tempi mancava una settimana alla promozione. Dispiace aver buttato tutto così, ci dispiace molto, ci rimboccheremo le maniche per questo sogno”, disse a Parma a fine campionato.

COLONNA PORTANTE – Oggi Piccinini è diventato una colonna portante, un vero e proprio “uomo spogliatoio” capace di fare da collante e spiegare ai nuovi arrivati il peso di questa casacca. Questo nuovo status l’ho percepito in maniera inequivocabile durante le interviste che ho realizzato nel corso dell’ultimo ritiro a Morgex. Lanciando la carica per azzerare le scorie del recente passato, Gabriele ha confermato con grande maturità quanto conti l’atteggiamento in questa fase di rifondazione: “Sicuramente il risultato in amichevole conta relativamente,” ha raccontato a bordo campo, “però, come ci ha detto anche il mister nello spogliatoio, vincere aiuta a vincere, quindi abituarsi a farlo è importante. Potevamo segnare qualche gol in più perché abbiamo creato diverse occasioni, ma in questo momento la cosa più importante è mettere in pratica quello che il mister ci sta chiedendo da due settimane”. Sono parole da leader silente, di chi sa che per ripartire servono applicazione e mentalità: “Secondo me lo stiamo facendo quasi bene, manca ancora qualche particolare, ma continuando a lavorare così possiamo toglierci soddisfazioni importanti.” Il Pisa riparte per provare a riconquistare subito ciò che ha perso, e lo fa aggrappandosi anche alle sue certezze. A quel giocatore partito sempre indietro nelle gerarchie, che però si è sempre saputo conquistare il suo posto in squadra.



