Dopo l’errore col Padova Confente era già stato condannato dal tribunale popolare. Contro il Catanzaro ha protetto il risultato mostrando personalità, sicurezza e carattere.
LE CRITICHE – Era bastato un errore, grave e decisivo, per trasformare Alessandro Confente nel principale responsabile della sconfitta con il Padova e per far partire quel processo sommario che nel calcio, soprattutto sui social, comincia spesso ancora prima del fischio finale. Il portiere aveva sbagliato, su questo c’era poco da discutere, perché il pallone perso nella propria area aveva consentito a Fusi di segnare la rete dello 0-1. Da lì, però, si è passati rapidamente dalla critica per una giocata sbagliata alla bocciatura del giocatore, con giudizi pesanti e in alcuni casi mortificanti nei confronti di un ragazzo arrivato a Pisa da poche settimane. La memoria nel calcio è corta e il ruolo del portiere non concede riparo. Un attaccante può fallire due o tre occasioni senza vedere compromessa la propria partita, mentre un errore dell’estremo difensore resta sul tabellone e finisce quasi sempre per decidere il risultato.
IL RISCATTO – Confente però contro il Catanzaro ha mostrato di saperle sopportare senza farsi condizionare, tornando in campo con la stessa personalità richiesta da Bianco e senza cercare giocate inutili per dimostrare qualcosa a chi lo aveva già condannato. La vera partita di Confente comincia soprattutto nella ripresa, quando il Pisa perde qualche metro, il Catanzaro aumenta la pressione e il vantaggio costruito con Canestrelli e Leone diventa più difficile da proteggere. Al 60’ il portiere nerazzurro ferma Iemmello, presentatosi solo davanti alla porta. Poco dopo Tchaouna supera due avversari e sembra avere lo spazio per concludere, ma Confente rimane in piedi fino all’ultimo e lo blocca con il piede, quasi con un intervento da consumato portiere di Futsal. Al 66’ arriva un’altra risposta sulla conclusione di Koffi. Tre parate in pochi minuti, tutte nella fase più complicata della partita, quando il Catanzaro sente di poter pareggiare e il Pisa non riesce più a giocare con la brillantezza del primo tempo. Poi l’abbraccio di Bianco a suggellare una serata perfetta.
CONFENTE SICURO NELLE USCITE – Confente è apparso sicuro nelle uscite e ha letto meglio le situazioni con il pallone tra i piedi. Quando ha trovato una soluzione pulita ha cercato il compagno vicino, mentre nelle azioni in cui il Catanzaro ha chiuso le linee di passaggio non ha avuto paura di liberare l’area o di cercare direttamente Petagna.
I NUMERI – Confente ha effettuato sei parate, cinque delle quali su conclusioni dall’interno dell’area, e ne ha compiute tre in tuffo. Quattro interventi sono arrivati nella ripresa, quando il Catanzaro ha preso il controllo del gioco. Il portiere ha affrontato conclusioni per 1,10 xG nello specchio, subendo una rete e chiudendo con 0,10 gol evitati. Non si tratta di un dato brillantissimo, perché diversi tiri erano centrali o non particolarmente angolati, ma il numero degli interventi e il momento nel quale sono arrivati hanno avuto un peso diretto sul risultato. Vediamo alla parte del gioco a terra con 16 passaggi completati su 35, pari al 46%, e soltanto tre lanci lunghi precisi su 22. Anche questo dato, però, deve essere inserito nella partita. Nella ripresa il Pisa ha rinunciato spesso alla costruzione corta e Confente ha cercato direttamente Petagna o le zone laterali, preferendo allontanare il pallone quando il Catanzaro portava più uomini in pressione.



