Ci arrivano nuove notizie sulle condizioni di Rosen Bozhinov, che ora sta meglio ed è stato stabilizzato. Il malore accusato dal difensore durante Juve Stabia-Pisa, è confermato, è stato provocato dal caldo e dalla disidratazione. Un episodio che impone una riflessione sugli orari decisi per esigenze televisive e sulla salute dei calciatori.
Per alcuni minuti il calcio è passato in secondo piano. Rosen Bozhinov è caduto a terra e ha perso conoscenza, mentre compagni, avversari e pubblico assistevano in silenzio alle operazioni di soccorso. La partita è stata interrotta. Il difensore del Pisa è stato poi trasportato via in ambulanza. Gli accertamenti hanno ricondotto il malore alla disidratazione e al grande caldo. La notizia, poi confermata, sulle condizioni del calciatore permette di tirare un sospiro di sollievo dato che il ragazzo è stato stabilizzato in ospedale, ma non può chiudere la questione. Al contrario, deve aprirla.
Non è accettabile che nel 2026 il calcio italiano continui a trattare i calciatori come elementi di un palinsesto. Si gioca quando serve alla televisione, distribuendo le partite lungo tutto il fine settimana e sacrificando ogni logica sportiva. Gli orari vengono piegati alle esigenze dei diritti tv. Il caldo, la fatica e la salute di chi scende in campo sembrano venire dopo. Il malore di Bozhinov non può essere liquidato come un semplice episodio sfortunato. Un giocatore che perde conoscenza durante una partita è un segnale davanti al quale non si può voltare il capo. Non serve aspettare qualcosa di ancora più grave per domandarsi se sia davvero sensato giocare in determinate condizioni. Il calcio spezzatino è diventato una regola. Una partita il venerdì, altre il sabato, altre ancora la domenica e il posticipo del lunedì. Orari diversi, finestre continue e calendari costruiti per occupare ogni spazio televisivo disponibile. Tutto viene presentato come inevitabile. Ma inevitabile non è.
Il calcio italiano deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Non basta prevedere il cooling break o lasciare qualche bottiglietta d’acqua a bordo campo. Se le condizioni ambientali mettono a rischio i protagonisti, le partite devono essere programmate in altri orari. Punto. I calciatori sono professionisti allenati e seguiti da staff medici, ma non sono macchine. Corrono, sudano e arrivano al limite. Il loro fisico non può essere sottoposto a qualsiasi condizione soltanto perché esiste un contratto televisivo da rispettare. Parliamo di esseri umani, non di macchine.
La salute dei calciatori non può venire dopo i diritti tv. Non può essere subordinata agli ascolti, agli abbonamenti e alle esigenze di un calendario sempre più frammentato. Se il calcio italiano non riesce a capire una cosa tanto semplice, allora ha perso completamente il senso delle proprie priorità. Oggi possiamo parlare di uno spavento. Domani potremmo non essere altrettanto fortunati. La Lega, la Figc, il mondo del calcio intervenga prima che un’altra immagine come quella di Bozhinov a terra possa tramutarsi in qualcosa di peggio.


