Oggi tifoso, l’ex calciatore si è ritrovato testimonial quasi per caso e racconta il progetto fotografico del club, il suo esordio in nerazzurro e un tifo cresciuto fino alla promozione in Serie A, da pisano.

LA CAMPAGNA MARKETING – La terza maglia del Pisa era già dentro la Cetilar Arena prima della presentazione ufficiale. Domenica, durante Pisa-Catanzaro, cinque gruppi di tifosi l’hanno indossata nel corso della loro giornata allo stadio. Il resto del pubblico, però, non sapeva ancora di trovarsi davanti al nuovo kit. Il club ha consegnato cinque maglie e altrettante macchine fotografiche usa e getta. Ogni gruppo ha avuto il compito di raccontare il prepartita, l’ingresso all’Arena e i novanta minuti attraverso immagini scattate su pellicola. Una scelta coerente con il richiamo agli anni Ottanta che accompagna la divisa.  La campagna “Ieri. Oggi. Sempre” ha così portato la presentazione fuori da uno studio fotografico. I primi testimonial sono stati i tifosi, ripresi nei luoghi e nei gesti che accompagnano ogni partita. Come avevamo raccontato su SestaPorta, la maglia era confusa tra le sciarpe, i bicchieri sul muretto e la gente in attesa di entrare. Il modello riprende quello della stagione 1985-86. La base è grigio-bianca, attraversata da sottili strisce nerazzurre. Sul petto torna lo stemma dello Sporting Club legato agli anni di Romeo Anconetani, mentre le strisce Adidas rosse richiamano la bandiera con la Croce Pisana. Dopo lo scudo rossocrociato sulla prima maglia e il logo attuale sulla seconda, il Pisa ha quindi scelto un simbolo diverso anche per la terza. La divisa debutterà domenica a Castellammare di Stabia, come confermato nella presentazione ufficiale del club.

Simone Panattoni con il suo gruppo di amici (Foto gent. concessa)

SIMONE PANATTONI – Uno dei volti scelti per la campagna è Simone Panattoni. Tifoso nerazzurro, ma anche ex calciatore del Pisa. Entrò nel settore giovanile a dodici anni e arrivò fino alla prima squadra. Il suo esordio risale al 5 Dicembre 2012, nel successo per 2-0 sul campo del Bassano in Coppa Italia di Lega Pro. Aveva diciotto anni e sulla panchina nerazzurra sedeva Alessandro Pane. La sua corsa nel calcio venne frenata da un grave infortunio muscolare. Poi arrivarono lo studio e ingegneria. Il Pisa, invece, è rimasto. Oggi Panattoni vive a Milano, ma continua ad avere l’abbonamento in Curva Nord e prova a tornare in città due volte al mese. Con lui abbiamo ripercorso la nascita della campagna, il suo passato in campo e oltre vent’anni di tifo.

Come sei arrivato a far parte della campagna per la terza maglia?

“So che Carolina Cortesi è stata contattata da Letizia Corsoni, che lavora nel Pisa. Le ha spiegato l’iniziativa: cinque maglie e cinque macchine fotografiche da consegnare a cinque gruppi diversi, per raccontare come ciascuno vive il prepartita e la partita dentro lo stadio. L’obiettivo finale era far promuovere la terza maglia direttamente dai tifosi. Carolina ha accettato. Una settimana e mezzo fa è venuta da me e mi ha chiesto se potevo indossarla e farmi fotografare”.

Hai accettato subito?

“Ho accettato per l’amore verso il Pisa, per il rapporto con Carolina e per tutto il nostro gruppo. Anche un po’ per la maglia, perché poi ce l’hanno lasciata. Ne avevo visto una piccolissima anteprima e avevo già capito che era bellissima. La maglia è fantastica”.

Che cosa avete cercato di raccontare attraverso le fotografie?

“È stata molto bella l’idea pensata dal Pisa. Noi abbiamo cercato di restituire i momenti che viviamo prima e durante la partita. Non abbiamo un rito fisso, dipende dagli impegni e dal weekend, visto che abbiamo tutti più di trent’anni. Ci troviamo sempre allo stadio, però spesso ci vediamo davanti al Fascetti in via Rindi, vicino al campetto da basket. Ognuno porta qualcosa e ci viviamo così il prepartita”.

Le immagini danno infatti l’idea di un ritrovo vero tra amici. Chi le ha realizzate?

“Le foto le ha fatte Carolina Cortesi. Non fa la fotografa di professione, ma è una grande appassionata. Fotografa tutti gli amici durante i pranzi, le cene e i viaggi, perché ama la pellicola e le Polaroid. Non poteva che farle lei”.

Simone Panattoni e il gruppo di amici prima di Pisa-Catanzaro (Foto gent. Concessa)

Domenica eri all’Arena dunque con una maglia ancora segreta. Qualcuno l’aveva riconosciuta?

“Tutti mi guardavano e osservavano la maglia. Io dovevo raccontare qualche bugia, perché non potevo dire che fosse la terza divisa. Saranno venute trenta persone a chiedermi: ‘Cavolo, è bellissima. Ma è la terza maglia? È vero?’. Dovevo mantenere il segreto”.

Il tuo rapporto con quella maglia, però, era iniziato molti anni prima.

“Sono arrivato al Pisa nelle giovanili all’età di dodici anni e sono rimasto sempre lì, a parte una parentesi dopo il fallimento. Con Lucchesi poi sono rientrato al Pisa. A diciotto anni, quando c’era mister Pane, sono andato a Bassano e ho esordito entrando nel secondo tempo. Fu un’emozione incredibile”.

Dopo quella partita eri entrato stabilmente nel gruppo della prima squadra.

“Sì, avevo iniziato a frequentarla con continuità. Ricordo anche di essere stato invitato al compleanno di Rocco Sabato. Prima di Natale Pane mi aveva già detto che il 6 Gennaio mi avrebbe portato in panchina a Latina, quindi in campionato. A Dicembre, però, mi sono strappato il flessore. Ho sempre avuto qualche problema con gli infortuni muscolari e quella volta rimasi fuori a lungo. Alla fine dell’anno mi fecero un precontratto, ma poi andai in prestito. Nel frattempo iniziai a studiare ingegneria e da lì cominciò il declino della mia carriera calcistica, diciamo così”.

Non hai giocato all’Arena con la prima squadra, ma da pisano quel debutto resta qualcosa di speciale.

Bassano resta un’emozione incredibile e me la ricordo ancora oggi. Mi avevano consegnato un DVD della partita. Ogni tanto, quando mi prende un po’ di nostalgia, lo riguardo. È chiaramente un sogno che si è realizzato”.

Qual è il primo Pisa che ricordi da tifoso?

“Il primo Pisa che ricordo è quello che militava in Serie C. Lo vedevo dalla gradinata con mio padre, che mi ha trasmesso subito questa passione e il rito che accompagnava i nostri fine settimana. Poi, per fortuna, mi chiamarono al Pisa e iniziai a vedere le partite dal campo. Facevo il raccattapalle e tante gare le ho seguite da lì”.

Hai vissuto anche il Pisa di Ventura e il fallimento del 2009.

“Il Pisa di Ventura rappresentò il passaggio al grande calcio. Quando sei molto giovane vivi certe cose senza capire davvero se quello sia il momento più bello. Mio padre mi aiutava a comprenderlo. Mi diceva: ‘Forse in Serie A non riusciremo ad andarci, ma stiamo vedendo un Pisa che non so se tornerà’. Poi arrivò il fallimento e fu un grande dispiacere. Continuai comunque a seguire la squadra in una situazione completamente diversa, su campi non bellissimi e con poche persone. Era un modo più intimo di vivere le partite, insieme ai tifosi più affezionati”.

Fino al ritorno in Serie A.

“È stata una gioia enorme, un po’ inaspettata ma sempre sperata. Con i miei amici ci chiedevamo se saremmo mai riusciti a vedere il Pisa nuovamente in Serie A, come era accaduto ai nostri genitori. Loro ce lo raccontavano e speravano che anche noi potessimo vivere qualcosa del genere. Abbiamo avuto questo privilegio: festeggiare la promozione e poi vedere il Pisa in Serie A. È stato bellissimo”.

Oggi dove si trova quella passione?

“Oggi è in cassaforte. Sono estremamente tifoso e legato al Pisa. Lo vivo con gli amici di una vita, mi piace andare in Curva e cantare per la squadra. Nel tempo la mia passione si è fortificata. Quando sei più giovane strizzi l’occhio anche alle squadre più blasonate, che magari possono regalarti gioie più grandi. Crescendo, invece, il mio tifo per il Pisa è diventato sempre più forte. Da tre anni vivo a Milano, ma ho ancora l’abbonamento. Nel limite del possibile cerco di scendere due volte al mese per essere in Curva Nord. Questa è la mia realtà di oggi”.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.