Il malore di Bozhinov, la lunga attesa e poi una vittoria costruita restando uniti. Il Pisa è uscito dal Menti con qualcosa che vale più dei tre punti.
LA GARA CHE DEFINISCE UNA SQUADRA – Ci sono partite che consegnano solo tre punti e altre che dicono esattamente chi sei. Juve Stabia-Pisa appartiene alla seconda categoria. Questa partita ha mostrato la sostanza umana di un gruppo costretto ad affrontare qualcosa che con il calcio non avrebbe dovuto avere niente a che fare. Il malore di Rosen Bozhinov ha gelato tutti. I compagni immobili, i sanitari in campo, l’ambulanza, l’attesa. In quei minuti tutto è passato in secondo piano. Esisteva soltanto un ragazzo di 21 anni portato in ospedale dopo essersi accasciato sul terreno di gioco. La gara non sarebbe ripresa senza le notizie positive arrivate dalla struttura sanitaria. Bozhinov era cosciente e stabilizzato. Soltanto allora le due squadre sono tornate in campo. Il calcio è ricominciato, anche se nessuno poteva più essere lo stesso di cinquanta minuti prima.
LA RISPOSTA DI UN GRUPPO – Così il Pisa ha trasformato la paura in unità. Alla prima vera azione dopo la ripresa, Tramoni ha innescato Calabresi e il capitano ha lasciato partire un destro meraviglioso. Pallone sotto la traversa, corsa verso la panchina e maglia di Bozhinov mostrata davanti alle telecamere. È stata la risposta di un gruppo che ha scelto di giocare anche per il proprio compagno. Calabresi, con la fascia al braccio, ha fatto quello che deve fare un capitano. Prima ha tenuto insieme la squadra, poi ha indicato la strada. Sono questi i momenti che definiscono una stagione. Quando condividi una paura così grande e riesci ad attraversarla insieme, si crea qualcosa che va oltre il campo. Da ora in poi questo gruppo saprà di potersi affidare al compagno accanto. Sarà molto più difficile scalfirlo. Forse impossibile.
UNA PARTITA CHE PUÒ CAMBIARE IL CAMPIONATO – Vincere 3-0 al Menti è un risultato importante. Il Pisa arrivava su un campo difficile, senza i propri tifosi e dopo 499 giorni senza successi esterni. Ha giocato sotto un caldo feroce, sopra un terreno sintetico che ha reso ancora più pesanti le condizioni ambientali. Poi ha vissuto quasi cinquanta minuti di sospensione per il malore di un compagno. Nonostante tutto questo, la squadra di Bianco ha vinto con autorità. Non ha dominato attraverso il possesso, fermo al 38%. Ha dominato scegliendo i momenti. Ha accettato di soffrire e ha colpito quando si è presentata l’occasione. Questo Pisa sa costruire, ma non ha l’obbligo di farlo a ogni costo. Sa attaccare gli spazi, difendere basso e ripartire. Può cambiare sistema e atteggiamento anche dentro la stessa partita. Non vuole dimostrare di avere ragione attraverso un’idea. Vuole trovare il modo di vincere.
IL MOMENTO PIÙ DIFFICILE – La Juve Stabia ha avuto una buona reazione all’inizio della ripresa. Il Pisa si è abbassato, ha perso qualche pallone e ha concesso campo. Bellich ha sfiorato la porta, mentre Maistro ha colpito il palo con un sinistro dal limite. È stato il passaggio più delicato. Proprio lì è arrivata la differenza tra una buona squadra e una squadra che può diventare grande. Il Pisa si è compattato, ha saputo soffrire, ha resistito, ha aspettato e alla prima possibilità ha segnato il secondo gol. Pittarello, entrato al posto di un Petagna provato dal caldo e dall’errore sul rigore, ha protetto il pallone e servito Tramoni. Il corso ha controllato, spostato il diretto avversario e calciato sotto la traversa. Una giocata perfetta, arrivata nel momento esatto in cui serviva. Tramoni ha festeggiato così la centesima presenza in nerazzurro. Un gol, un assist, il rigore procurato e il calcio d’angolo dal quale è nato lo 0-3. È tornato a essere il calciatore capace di decidere le partite.
COPPOLA, IL GOL PIÙ BELLO – Il terzo gol porta la firma di Francesco Coppola. Era entrato senza preavviso, chiamato a sostituire Bozhinov nel momento emotivamente più difficile della partita. Non era semplice mantenere lucidità. Lui lo ha fatto. Ha difeso con attenzione e poi ha segnato il suo primo gol tra i professionisti. Un ragazzo entrato al posto del compagno portato in ospedale ha chiuso la partita dedicandogli la rete. Se si cercava un’immagine per spiegare il pomeriggio del Menti, forse è questa. La sua prova apre anche un tema tecnico. Caracciolo è rimasto ancora fuori e Coppola, chiamato dalla panchina, ha risposto con personalità. Significa che Bianco vede alcune gerarchie in modo diverso rispetto al passato. Finora le sue scelte gli stanno dando ragione.
CONFENTE RISPONDE AI FISCHI – Nel finale è arrivato anche il momento di Confente. Fischiato dal suo ex pubblico insieme a Leone e Correia, il portiere ha aspettato la parte conclusiva per prendersi la scena. Prima ha respinto con i piedi, poi ha negato il gol a Maistro e Kumi. Ha quell’istinto un po’ folle tipico di alcuni portieri e personalmente mi ricorda Morello. Quando la partita si accende e aumenta la tensione, sembra trovare energie ulteriori. A Castellammare ha chiuso senza subire reti e ha spento ogni tentativo di riaprire una gara ormai indirizzata.
IL PISA DI BIANCO – Dopo tre giornate comincia a essere visibile l’identità della squadra. Contro il Catanzaro Bianco aveva utilizzato il 3-4-2-1. Al Menti è tornato alla difesa a quattro, inserendo Vural a centrocampo e lasciando inizialmente fuori Zanon. Dieci giocatori confermati, ma un sistema differente, anche se ibrido. Questa elasticità è uno dei punti di forza del Pisa. Non esiste un solo abito. Cambiano le posizioni, non i principi. Correia porta equilibrio e forza. Vural aggiunge tecnica e movimento. Tramoni riceve libertà tra fascia e zona centrale. Pittarello, al debutto, dimostra subito di poter offrire qualcosa di diverso rispetto a Petagna. Bianco sta costruendo una squadra a propria immagine. Seria, dura e poco incline agli alibi. Una squadra che non deve necessariamente essere bella per sentirsi forte. Deve sapere cosa fare e riconoscere i momenti della partita. È ancora presto per dire dove potrà arrivare. Il giudizio sul campionato dovrà aspettare. Davanti ci sono l’Entella, la Fiorentina in Coppa Italia e poi il Mantova. Ma una cosa si può già dire: questo Pisa ha carattere. I punti prima o poi si perdono. Le partite si possono sbagliare. Ma ciò che è nato dentro questo gruppo a Castellammare resterà. Sono questi i momenti che definiscono una squadra. Dopo averli vissuti insieme, niente sarà più in grado di scalfirli.


