Strumenti capitali della comunicazione visiva e pubblicitaria, per la prima volta dopo un secolo e mezzo, i manifesti storici del Teatro Verdi ritornano a mostrarsi al pubblico recuperando così, grazie a un importante restauro, la loro originaria funzione.
Fino 31 luglio, nel Foyer e nel Ridotto (ingresso libero) saranno esposti diciassette manifesti di grande formato con cui, tra il 1867, data inaugurale, e il 1887, l’allora Regio Teatro Nuovo di Pisa annunciava le opere e i balli delle Stagioni di Carnevale e di Quaresima.
Curata dall’archivista Manuel Rossi, la mostra Verdi Manifesti. Gli affiche restaurati del Regio Teatro Nuovo di Pisa (1867-1887) è promossa dalla Fondazione Teatro di Pisa con la collaborazione del Comune di Pisa e con il fondamentale contributo di Farmigea.
La mostra è stata inaugurata questa mattina durante una conferenza stampa alla quale sono intervenuti il presidente Diego Fiorini, il sindaco di Pisa Michele Conti, l’assessore alla Cultura Filippo Bedini, l’amministratore delegato di Farmigea Federigo Federighi, il funzionario della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Regione Toscana Claudia Borgia, il curatore Manuel Rossi.
Presentata secondo criteri cronologici, l’esposizione si propone come un itinerario nel gusto popolare e nelle tendenze dell’arte teatrale sul finire dell’’800. Esito di una prima selezione tra i molti manifesti conservati nell’Archivio Storico del Verdi, i diciassette ora in mostra sono anche il primo risultato del rinnovato interesse della Fondazione Teatro di Pisa verso il proprio patrimonio identitario, elemento di memoria collettiva.
Il restauro di questo primo nucleo di affiches è il frutto di un programma pluriennale di interventi promossi dalla Fondazione per valorizzare il proprio Archivio Storico che in Farmigea, azienda farmaceutica internazionale radicata nella tradizione scientifica cittadina, ha il proprio mecenate di riferimento. Eseguito da Claudius Schettino dello studio Philobiblion di Firenze, il progetto è avvenuto con il pieno sostegno della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica di Firenze e con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pisa.
Attraverso le sue locandine in stile tipografico o illustrato, dal Guglielmo Tell di Gioachino Rossini, che annuncia nel 1867 la solenne apertura del Regio Teatro Nuovo, fino a quelli del 1887, tra i quali quello con cui si pubblicizza la prima rappresentazione delle Villi di Giacomo Puccini a Pisa – scelta come banco di prova da Ricordi dopo i successi di Milano e di Venezia -, tra trionfi e cadute, il massimo teatro pisano racconta i suoi primi venti anni di storia. Di grandi dimensioni – arrivando alcuni fino a 175 centimetri di altezza – gli affiches consentono di ricostruire in una peculiare prospettiva, attraverso la grafica e i contenuti, il milieu storico-sociale della città di Pisa nell’ultimo quarto dell’800 e il posizionamento del suo teatro nel coté artistico dell’epoca.
Fino al 2024, questi e numerosi altri manifesti di medio e grande formato, sono rimasti per oltre un secolo all’interno di piccole cartelle rigide e polverose, ripiegati in sedicesimi, assieme a molti altri documenti e materiali che compongono l’Archivio Storico del Regio Teatro, dal 2017 dichiarato dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana “di interesse storico particolarmente importante” e sottoposto alla disciplina del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 perché “costituisce una fonte di grande rilievo per la storia del teatro e della musica lirica a Pisa e in Italia dai primi anni dell’Unità d’Italia agli anni Trenta del Novecento”.
Il nucleo storico (1864-1935) pertiene alla prima fase del Teatro, quando cioè esso fu fondato e gestito dalla Società di azionisti composta da nobili e altoborghesi cittadini. Nel 1935, gravata dai debiti, la Società cede al Comune di Pisa la proprietà del Teatro: da questa data, e per molti decenni, l’Archivio sarà conservato nei locali comunali e non sempre in condizioni ottimali; dopo vari spostamenti e smembramenti, gli anni 80 segnano un ‘ritorno a casa’ e nuove stagioni di alti e bassi in termini di interesse e valorizzazione.
Grazie al finanziamento di Farmigea, la Fondazione ha quindi potuto riprendere e avviare una programmazione che prevede interventi annuali su nuclei significativi di locandine storiche il cui stato di conservazione risulta particolarmente compromesso.
Il ‘ritorno in mostra’ dei primi manifesti del Verdi sarà accompagnato fino al termine della esposizione da un calendario di seminari e conferenze, in Teatro e nella Biblioteca Comunale Sms, nell’ambito del Patto per la Lettura/Pisa Città che legge. Il ‘primo atto’ della collaborazione con la Biblioteca Comunale è stato segnato dalla mostra temporanea, nel foyer della Biblioteca, della locandina restaurata del Macbeth di Giuseppe Verdi accompagnata dalla esposizione al pubblico dei relativi libretti d’opera e testi della letteratura inglese. La mostra Verdi Manifesti. Il restauro dei primi affiche del Teatro Nuovo di Pisa (1867-1887) sarà visitabile fino al 31 luglio ingresso libero tutti i giorni, dal lunedì al sabato, secondo gli orari di apertura del Teatro. Associazioni, gruppi e scuole possono prenotare la visita scrivendo a eleonora.mancini@teatrodipisa.it.
LE DICHIARAZIONI
Diego Fiorini | Presidente Fondazione Teatro di Pisa: “Dopo almeno 150 anni i manifesti storici del nostro teatro tornano a mostrarsi al pubblico. Siamo orgogliosi di questa importante operazione culturale che abbiamo potuto realizzare grazie al sostegno di Farmigea e alla collaborazione del Comune di Pisa. La mostra che inauguriamo oggi è una sorta di restituzione al pubblico che va oltre il mero oggetto di carta, ma apre lo sguardo alla nostra storia. Tante storie, tanti aneddoti, tanti personaggi sono menzionati e in qualche modo raccontati in questi meravigliosi affiches che rendono testimonianza della centralità del nostro teatro nella vita artistica di fine 800”.
Filippo Bedini | Vicesindaco di Pisa con delega alla Cultura: “Questo bellissimo recupero è perfettamente in linea con l’indirizzo della nostra amministrazione, cioè di cura della tradizione, di conservazione del nostro patrimonio perché venga tramandato e trasmesso. Questi bellissimi documenti del passato, assai più belli di quelli moderni quando sono realizzati con l’intelligenza artificiali, sono pezzi della nostra storia cittadina, della sua società e della vita culturale. Come il Teatro è oggi al centro della vita culturale della nostra città, lo era, forse ancor di più nel passato. Rileggerne le vecchie vicende è molto interessante. Siamo lieti di aver collaborato a questa importante operazione culturale, che è sì un investimento per l’oggi, ma è anche un intervento che garantisce un futuro a questi documenti e alla trasmissione della storia”.
Federigo Federighi | Amministratore delegato di Farmigea: “Contribuire al restauro dei manifesti storici del massimo teatro pisano significa per la nostra azienda proseguire un legame. Farmigea è nata 80 anni fa in via Carmignani e i documenti del nostro archivio ci citano in via Carmignani presso Teatro Verdi. C’è un legame sentimentale con il mondo del teatro, come attesta la storia dell’Arena Federighi, uno dei teatri attivi già prima del Regio Nuovo poi Verdi. Essere mecenati di questa istituzione rientra nella volontà della nostra azienda di riversare parte della sua responsabilità sul territorio, nell’arte e nelle sue istituzioni. Si tratta di un investimento per il futuro e le future generazioni, perché la cura della tradizione non è cura di ceneri ma cura del fuoco”.
Claudia Borgia | Funzionario preposto della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana: “La Soprintendenza Archivistica della Toscana ha camminato assieme alla Fondazione in questo lavoro, accogliendo e seguendo l’impulso del Teatro che ha deciso di investire sul proprio Archivio Storico. La mostra di questi manifesti è molto bella e rende in pienezza quella che è la vita culturale legata ai teatri. Di grande interesse è anche la presentazione, accanto ai manifesti restaurati, di altri documenti presenti nell’Archivio Storico del Verdi che raccontano la vita amministrativa e quanto ruotava intorno alle affissioni”.
Manuel Rossi | archivista e Curatore della mostra: “Questa mostra recupera un patrimonio molto denso e di vivo interesse e spinge anche ad alcune riflessioni. Anni fa, un impiegato di cui non conosciamo il nome, sua sponte o per incarico della dirigenza si dedicò alla conservazione dei manifesti che, per loro natura, non sono oggetti destinati a sopravvivere, ma nascono per l’uso nell’hic et nunc. La serie dei manifesti conservata all’interno dell’Archivio del Verdi deve quindi essere letta prima di tutto come una specifica scelta memoriale intrapresa dal Teatro che, sin dal lontano Guglielmo Tell inaugurale del 12 novembre 1867 – opera che apre anche questa rassegna – volle conservare almeno una copia di quei sontuosi manifesti che andavano stampando”.



