Si sono spente le luci sul ritiro di Morgex e, con il rientro della squadra in sede, è tempo di tirare le prime somme. Tra le montagne della Valle d’Aosta il Pisa ha gettato le fondamenta della nuova stagione attraverso un percorso di tre amichevoli che ha visto i nerazzurri travolgere il Pavia per 6-1, pareggiare 1-1 contro la Juventus Next Gen e infine cedere per 0-1 al cospetto della Pro Vercelli. In parte dell’ambiente, ancora inevitabilmente segnato dai traumi e dalle amarezze della scorsa retrocessione, è bastato questo scivolone finale per veder riaffiorare ansie e scetticismo. Serve tuttavia mantenere calma e sangue freddo: giudicare oggi questo Pisa significa non considerare la realtà dei fatti.

I CARICHI – La squadra sta lavorando sotto carichi atletici pesantissimi e si trova al centro di un profondo restyling tattico e d’organico. Le scorie del recente passato sono ancora vive, ma proprio per questo adesso occorre remare tutti dalla stessa parte. Lasciar lavorare mister Paolo Bianco e la società in questa delicata fase di costruzione è vitale se si vuole affrontare il prossimo campionato con la giusta identità. L’analisi del campo, letta attraverso la lente della preparazione estiva, restituisce un quadro assolutamente fisiologico. Il primo test con il Pavia ha mostrato spunti brillanti con i gol di Durmush, Leris, Conti, Leone, Tramoni e Piccinini, figli dell’entusiasmo iniziale e di un avversario di categoria inferiore. Contro la Juventus Next Gen si sono viste le prime vere trame del nuovo corso, con uno scatenato Leone a sbloccare il match, prima che la stanchezza e troppe occasioni sprecate portassero al pari bianconero. L’ultimo test con la Pro Vercelli ha infine mostrato una squadra inevitabilmente imbolsita e schiacciata dai volumi di lavoro cumulati in due settimane d’alta quota, incapace di alzare i ritmi e finita al tappeto. Esiti che non devono spaventare, perché il focus principale di questi giorni era la messa in moto dei muscoli e l’assimilazione dei nuovi concetti.

LA PARTE TATTICA – Sul piano tattico, il lavoro più complesso riguarda l’assimilazione dei nuovi dettami di mister Bianco. Non è un passaggio immediato o banale convertire la squadra alla difesa a quattro, specialmente se per anni questo gruppo è stato abituato a muoversi a tre. Serve pazienza per digerire nuovi sincronismi e dinamiche di campo. A confermare lo spirito con cui lo spogliatoio sta affrontando questa trasformazione è stato Arturo Calabresi nei giorni del ritiro, che ha spiegato come «stiamo lavorando sia sull’aspetto atletico sia su quello tattico. Più che sui moduli stiamo lavorando su principi di gioco che lo staff ha molto chiari e che sta cercando di trasmetterci». Lo stesso difensore ha poi aggiunto che «la montagna è rinomata per buttare via le scorie» e che «l’orgoglio di indossare questa maglietta deve andare oltre ogni categoria e ogni ragionamento». Sulla stessa lunghezza d’onda Gabriele Piccinini, che ha individuato un clima positivo cogliendo anche importanti analogie con il passato recente: «Mi sembra un ritiro molto simile a quello con Inzaghi: ci sono tanti giocatori che erano già qui, che magari non avevano fatto benissimo ma che con un nuovo allenatore possono ritrovare entusiasmo e stimoli». Sulla gestione della passata stagione, Piccinini è stato altrettanto perentorio: «La retrocessione? Secondo me non ci stiamo più pensando. Si sta creando un gruppo molto bello».

LE LACUNE DELL’ORGANICO – Accanto all’apprendimento tattico, il campo ha messo a nudo le attuali lacune dell’organico. Al Pisa manca una punta ed è un’evidenza solare. Al momento Meister è impresentabile, pesante nei movimenti e lontano dall’essere il riferimento offensivo di cui la squadra necessita. In avanti gli unici segnali positivi e di concreta presenza li ha offerti Stojilkovic, ma da solo non può certo bastare a reggere il peso del reparto. Allo stesso modo, il passaggio alla linea difensiva a quattro richiede correttivi urgenti sulle corsie esterne: in difesa manca qualcosa e serve innanzitutto un terzino destro di ruolo, motivo per cui sul mercato è bene accelerare per Zanon o per un profilo con caratteristiche simili. Serve anche un centrale visto l’infortunio di Lusuardi e Coppola che sta tardando a rientrare.

CHI DEVE ANDARE E CHI RESTA? CHIARIRE GLI EQUIVOCI – Questo ritiro è servito infine a far emergere chiaramente gli “equivoci” di calciomercato che vanno risolti senza tentennamenti. Aebischer vuole andare via? Che vada, senza fare drammi. Touré ha mercato? Forse è giusto mandarlo via e monetizzare. Quanto a Moreo, deve restare solo se totalmente motivato e felice della piazza, altrimenti è giusto che vada a Palermo. Tenere calciatori con la testa altrove sarebbe l’errore più grande. A tracciare la linea guida definitiva su questo aspetto è stato lo stesso mister Paolo Bianco, che ha scandito parole chiarissime: «Chi resta a Pisa deve essere non felice, ma di più di restare qui, perché abbiamo una grandissima responsabilità. Veniamo da un’annata non bella e chi rimane deve avere voglia di riscattarsi e riprendersi quello che ha perso». Il Pisa lascia dunque Morgex con le gambe pesanti ma con idee molto più definite. Con il completamento della rosa sul mercato e la spinta di un ambiente che deve ritrovare compattezza, la strada intrapresa è quella giusta. Ora serve solo lavoro, fiducia e la maturità di remare tutti insieme verso lo stesso obiettivo.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.