Il primo vero crollo stagionale impone una riflessione, ma non sentenze dopo quattro giornate. Analizziamo insieme Pisa-Virtus Entella.
Peggio di così non poteva andare. Il Pisa perde 1-4 contro la Virtus Entella, subisce tre gol nel primo tempo, resta in dieci per l’espulsione di Léris e chiude la serata tra i fischi dell’Arena. Una sconfitta pesante nel risultato, ma ancora di più per il modo nel quale è maturata. La squadra di Bianco non è mai entrata davvero nella partita. Dopo il grande passo avanti compiuto a Castellammare di Stabia, il Pisa ne ha fatti almeno dieci indietro. È difficile accostare le due prestazioni. Domenica avevamo visto una squadra unita, capace di resistere alle difficoltà e di trasformare un momento complicato in una vittoria larga. Contro l’Entella è accaduto l’esatto contrario. Al primo problema il Pisa si è sciolto. Dopo il secondo gol ha spento la luce. Il terzo ha chiuso la partita ancora prima dell’intervallo.
DATI DA PRENDERE IN ESAME – Prima di proseguire con l’analisi mi soffermo su alcuni dati statistici che l’amico Alessio Carli mi ha declinato nel corso della partita, mentre lottavo contro me stesso evitando di strapparmi i capelli. Questa è stata la seconda sconfitta in casa in tre partite all’Arena, la terza partita di fila nella quale il Pisa è andato in svantaggio, sei gol subiti in casa in tre partite (in tutto il campionato scorso il Monza ne aveva subiti solo 11 tra le mura amiche). I nerazzurri non subivano 3 gol in casa nel primo tempo dalla stagione 2023-24 (Pisa-Spezia 2-3). Non era successo neanche nel corso della scorsa stagione.
UNA PARTITA PRESA SOTTO GAMBA? – Bianco ha parlato di una squadra incapace di stare dentro il momento negativo. Ha detto che il Pisa deve imparare a soffrire, rimanere compatto e aspettare che passi la difficoltà. L’analisi è corretta, ma il problema nasce ancora prima. L’impressione vista dagli spalti è anche che la partita sia stata presa sotto gamba. Correia ha escluso che il Pisa abbia sottovalutato l’avversario. L’approccio, però, ha raccontato altro. Dopo appena un minuto l’Entella ha trovato il vantaggio attraversando con troppa facilità la retroguardia nerazzurra. Nessuna pressione sul pallone, distanze sbagliate e Guiu libero di presentarsi davanti a Confente. Non è stata una giocata irresistibile degli ospiti, ma un regalo del Pisa. E non l’unico… Una squadra che vuole puntare alla promozione può subire un gol. Può anche andare sotto dopo pochi secondi. La differenza la fa ciò che accade subito dopo. Il Pisa ha reagito con confusione, non con rabbia. Ha cercato di attaccare senza equilibrio e ha lasciato all’Entella spazi enormi per ripartire. Il palo colpito ancora da Guiu avrebbe dovuto rappresentare l’ultimo avvertimento. Purtroppo non è servito. L’Entella ha avuto il merito di saper leggere meglio la gara, aspettare e colpire ogni volta che se ne è presentata l’occasione. Il Pisa ha continuato a concedere campo e palloni. Il secondo gol è nato da un altro buco clamoroso. Sullo 0-2 la squadra ha smesso completamente di essere tale.
LA DIFESA SOTTO CRITICHE – Il reparto arretrato è stato il punto più debole della serata. Questo non significa che il Pisa abbia difensori scarsi. Sarebbe una lettura comoda, superficiale e soprattutto sbagliata. Populista quasi, oserei dire. Il problema è il modo nel quale hanno giocato insieme. La linea a quattro non ha funzionato perché sono mancati sincronismi, coperture e distanze. In alcune situazioni Coppola avanzava come se alle sue spalle ci fossero altri due centrali, non dando l’impressione di una abitudine alla difesa a quattro. Calabresi si è trovato spesso in ritardo, Angori non è riuscito a stringere e Canestrelli ha perso completamente i riferimenti, di fatto non facendo una sola cosa buona in tutta la sua partita. Leone, davanti alla difesa, non è mai riuscito a intervenire in fase difensiva in maniera corretta. Due gol passano anche da suoi errori in fase di copertura. Sul terzo gol Canestrelli e Confente sono finiti l’uno addosso all’altro, una scena tragicomica che ha lasciato Franzoni libero di segnare. È la fotografia del primo tempo.
IL PROBLEMA PERO’ NON È LA QUALITÀ DEI DIFENSORI – Il Pisa finora ha fatto fatica a trovare anche gli interpreti giusti e quando si cambia tanto tra i centrali, qualcosa è evidente che ancora non funzioni. Con l’Empoli Bianco ha fatto giocare Canestrelli e Caracciolo, col Padova Caracciolo è stato sostituito da Bozhinov nella ripresa, con il Catanzaro lo stesso Bozhinov è stato sostituito da Caracciolo, poi contro la Juve Stabia al capitano è stato preferito Coppola dopo il malore del bulgaro e lo stesso italo-cubano è partito titolare ieri sera, con Canestrelli che è stato invece sostituito dal capitano. Insomma, in difesa si fatica ancora a trovare una quadra. Sei gol subiti nelle prime quattro giornate sono troppi. Ancora più preoccupante è il dato relativo all’Arena. Bianco non ha ancora trovato un assetto difensivo stabile. In quattro giornate sono cambiati gli interpreti e la struttura. Si è passati dalla difesa a quattro a quella a tre, per poi tornare nuovamente a quattro. La duttilità può diventare un valore, ma prima bisogna costruire certezze. Il Pisa, in questo momento, non le ha ancora, è evidente. Servono certezze e fiducia nei propri mezzo. Probabilmente ha ragione anche l’allenatore che ha fatto intendere a più riprese ieri sera durante la sua conferenza stampa ciò che aveva già detto con altre parole. Ci sono scorie ancora presenti.

L’ESPULSIONE CHE CHIUDE LA PARTITA – In una serata già compromessa è arrivato anche il cartellino rosso a Léris. Un intervento da dietro inutile, commesso in una zona del campo nella quale non esisteva alcuna emergenza. Bianco ha ricordato che il calciatore è il primo a essere dispiaciuto e che non voleva fare male. Nessuno mette in dubbio l’intenzione, ma resta un errore molto grave. In quel momento il Pisa aveva già perso equilibrio e lucidità. Restare in dieci ha tolto anche l’ultima possibilità di provare a riaprire la gara. Da uno dei calciatori con maggiore esperienza era lecito aspettarsi una gestione diversa.
QUATTRO CAMBI COME UNA BOCCIATURA – Durante l’intervallo Bianco ha sostituito Canestrelli, Vural, Tramoni e Petagna, inserendo Caracciolo, Moreo, Pittarello e Zanon. Quattro cambi tutti insieme, roba che all’Arena non si vedeva forse dai tempi di Toma, probabilmente soltanto perché allora il regolamento non lo consentiva. Il tecnico ha spiegato di aver cercato energie mentali differenti. Quando un allenatore cambia quasi metà squadra dopo 45 minuti significa che non ha funzionato praticamente nulla. La ripresa ha avuto almeno un volto più dignitoso. Il Pisa, pur in dieci e sotto di tre gol, ha provato a rimanere dentro la partita. Correia ha segnato l’1-3. Pittarello ha fatto qualcosa in più rispetto a Petagna e Zanon ha portato maggiore corsa. Moreo ha ritrovato il campo dopo l’infortunio, mentre Primasso ha mostrato personalità in una situazione difficilissima. Sono piccoli segnali dentro una serata che non lascia quasi niente di positivo. Non bastano per addolcire il giudizio, ma serviranno a Bianco per costruire una reazione.
QUESTO NON È IL PISA – L’Entella ha meritato di vincere perché è stata più attenta, più umile e più concreta. Non ha avuto bisogno di creare una quantità enorme di occasioni. Il dato di 1,71xg, ovvero i gol attesi, ci dice che il risultato è stato alimentato soprattutto dagli errori del Pisa. In termini semplici, i nerazzurri si sono fatti male quasi da soli, segnandosi di fatto tre dei quattro gol della partita. Questo, però, non è il vero Pisa. La squadra possiede qualità, alternative e calciatori capaci di fare la differenza in Serie B. Mancano ancora l’assetto, gli automatismi e quella capacità di diventare squadra della quale ha parlato Bianco. La sconfitta contro il Padova poteva essere spiegata con un errore individuale e con un gruppo ancora in costruzione. Questa no. Con l’Entella il Pisa è stato inferiore sotto ogni aspetto. Ha perso soprattutto la testa. Le critiche sono inevitabili e giuste. Non servono a mortificare i giocatori, ma a ricordare che la Serie B non concede niente. Nessuno però può pensare di entrare all’Arena e vincere passeggiando.
CRITICARE SÌ, METTERE TUTTI ALLA GOGNA NO – Detto tutto questo, bisogna anche conservare un minimo di equilibrio e questo vale per tutti, dagli addetti ai lavori ai tifosi. Comincio col dire che è comprensibile essere arrabbiati dopo questa umiliazione, specialmente con una pazienza già messa alla prova dopo la scorsa stagione. Questa è la prima partita completamente sbagliata dal Pisa in tutta la stagione. La prima nella quale sono stati commessi errori dall’inizio alla fine e in ogni zona del campo. Bianco ha sbagliato formazione, lettura e gestione. I giocatori hanno sbagliato approccio e reazione. Non voglio insegnare a nessuno a tifare, lungi da me, ma ho ricevuto messaggi e anche offese personali, sentendo addirittura già parlare di “salvezza”, di “allenatore incompetente” o di giocatori da mandare “a zappare” e lo trovo francamente eccessivo. Anzi, è una reazione molto più sbagliata di una sostituzione o di una marcatura persa. Questa squadra ha bisogno di critiche, come quelle esposte in questo articolo, non certo di insulti. Ha bisogno di tempo per trovare un’identità, non di essere messa in croce alla prima prestazione davvero negativa. Altrimenti non siamo meglio di altri corregionali con manie di superiorità. Fa anche una certa impressione vedere la gogna partire dopo quattro giornate, soprattutto ricordando quanta pazienza sia stata riservata alla squadra durante la passata stagione. Il Pisa viene da una retrocessione, da mesi complicati e da risultati ben peggiori. Oggi è all’inizio di un progetto nuovo, con un allenatore arrivato in estate e una rosa profondamente modificata. Bisogna avere pazienza. Essere tifosi non significa applaudire sempre. Fischiare una prestazione del genere è legittimo e l’ho trovato giusto al termine della partita. Contestare le scelte e assegnare voti bassi è giusto. Insultare tutti, parlare già di fallimento e trasformare il primo vero passaggio a vuoto in una tragedia non è amore per la maglia. È soltanto isteria. E non dobbiamo essere vittime di un’isteria collettiva. La sconfitta non può e non deve cancellare le belle prove del Catanzaro e soprattutto di Castellammare di Stabia, non può delegittimare il buono che è stato fatto. Dev’essere parte del percorso. Si può essere durissimi nel valutare la prestazione e, nello stesso tempo, concedere alla squadra il diritto di crescere, sbagliare e reagire.
ORA SERVE UNA RISPOSTA – Adesso arrivano la Fiorentina in Coppa Italia e il Mantova in campionato. Due partite diverse, ma entrambe utili per misurare la risposta del gruppo. A Firenze ci sarà spazio per chi ha giocato meno. A Mantova servirà ritrovare il vero Pisa. Quello visto contro l’Entella non è una squadra da promozione. È stato un Pisa presuntuoso, fragile e disordinato. Può essere soltanto un passaggio a vuoto, ma dovrà rimanere bene impresso nella memoria. A volte un bagno d’umiltà può servire più di una vittoria, a condizione che nessuno provi ad asciugarsi troppo in fretta. Bianco parla di rimanere dentro alle emozioni negative, temi quasi da psicoterapia e che di sicuro mostrano una grande competenza nell’ambito psicologico. Ora non serve “resettare”, serve far decantare questa sconfitta traumatica, vivere appieno il disagio che è stato provocato da questa partita e crescere. E’ l’unico modo perché le scorie potranno andare via. Questo è un campionato lungo, difficile e non aspetta nessuno. Bianco e i suoi calciatori devono imparare a diventare squadra. Anche noi ricordiamoci però che criticare è un diritto, ma distruggere tutto dopo quattro giornate no.


