Non è una scelta banale, tutt’altro. Quella del Pisa per il dopo-Hiljemark è una virata decisa verso un profilo che ha già ampiamente dimostrato di saper fare una cosa ben precisa, forse la più difficile nel calcio moderno: entrare nella testa dei calciatori, ricompattare ambienti depressi e ricostruire spogliatoi ridotti in macerie. Paolo Bianco arriva all’Arena Garibaldi preceduto da una fama ben precisa, quella del “mentalista”. Una qualifica conquistata sul campo grazie a due autentici capolavori consecutivi.
FROSINONE E LA SALVEZZA – Per capire l’impatto del tecnico foggiano basta riavvolgere il nastro alle sue ultime due avventure. La prima è a Frosinone, dove subentra a febbraio in una situazione disperata: la squadra, appena retrocessa dalla Serie A, è in totale disfacimento e rischia seriamente il dramma della doppia retrocessione consecutiva. Sulla carta i valori ci sono, ma il morale è sotto i tacchi. Bianco si siede in panchina e in 12 partite ribalta il mondo: 5 vittorie, 5 pareggi e sole 2 sconfitte, una media punti pazzesca che vale una salvezza tanto insperata quanto vitale.
LE MACERIE DEL MONZA – L’anno successivo il capolavoro si replica a Monza, in un contesto che ricalca tragicamente quello del Pisa attuale. I brianzoli arrivano da una Serie A disastrosa chiusa a quota 18 punti (esattamente gli stessi punti fatti dal Pisa in questa stagione). Un ambiente tossico, con un parco giocatori dai costi esorbitanti, ingaggi pesanti e tantissimi elementi che spingevano per andare via. Non si può certo liquidare l’impresa dicendo che con una rosa così forte vincere fosse facile. Niente di più falso: le statistiche dicono che rialzarsi subito dopo una retrocessione così pesante è un’impresa titanica. Bianco ci riesce: rigenera il gruppo, normalizza lo spogliatoio e, dopo aver chiuso la stagione regolare al terzo posto, trionfa ai playoff riportando il Monza in massima serie.
LA FORMAZIONE – Classe 1977, origini foggiane e una maturità classica in tasca che ne tradisce l’attitudine riflessiva e analitica, Bianco appende gli scarpini al chiodo nel 2015 per iniziare subito un percorso formativo d’élite. Fa la gavetta come vice nella Primavera del Sassuolo, sperimenta la prima linea in C con Siracusa e Sicula Leonzio, prima di entrare negli staff di due “guru” del calcio italiano, seppur dalle filosofie opposte: Roberto De Zerbi (seguito fino allo Shakhtar Donetsk in Ucraina) e Massimiliano Allegri alla Juventus. Una miscela che gli ha permesso di fondere la ricerca del dominio del gioco con il pragmatismo più puro.
IL SUO MODENA – Facciamo un passo indietro ai tempi di Modena. La prima vera chance da capo allenatore in Serie B arriva nel 2023 sulla panchina del Modena. Un’esperienza preziosa ma complessa, un vero e proprio laboratorio terminato ad aprile con un esonero quando la squadra si trovava al tredicesimo posto. Una tappa che, ironia della sorte, gli è servita per affilare quelle armi di gestione psicologica e di lettura dei momenti difficili che poi sono diventate il suo principale punto di forza nelle successive avventure.
DIFESA A 3 PER IL PISA? – A Pisa, Paolo Bianco troverà un terreno estremamente fertile per dare continuità alla sua filosofia calcistica. Dal punto di vista tattico, il mister ripartirà dal 3-4-2-1, il modulo di riferimento che ha decretato le fortune della sua ultima eccezionale stagione. Un sistema di gioco che sotto la Torre potrebbe esaltare le caratteristiche della rosa attuale: una difesa a tre solida, una linea mediana di sostanza e corsa (dove si cercheranno profili di inserimento come potrebbe essere anche Leone), ma soprattutto due trequartisti mobili dietro l’unica punta. Un assetto moderno, dinamico e aggressivo, perfetto per riaccendere l’entusiasmo della piazza e dare un’identità chiara a una squadra che ha un disperato bisogno di ritrovare se stessa. Il “mentalista” è pronto a mettersi al lavoro.



