Suona la campanella, ma non c’è nessuna atmosfera di festa. Per il Pisa, la trasferta di Roma contro la Lazio assomiglia in tutto e per tutto all’ultimo giorno di scuola di un anno disastroso: la bocciatura è già arrivata, fa male, e non ci saranno corsi di recupero estivi che tengano. Non si ripete l’anno, si riparte direttamente da una categoria inferiore.
Con la Lazio una partita che per i colori nerazzurri non ha ormai più nulla da dire, se non l’attesa febbrile del nuovo corso, del prossimo campionato e, soprattutto, di una nuova guida tecnica, dato che l’addio di Hiljemark a fine stagione è la prima buona notizia da cui ricominciare. Da domani si aprirà un mese e mezzo di totale rifondazione per presentarsi al ritiro di Morgex con una squadra pronta a dare risposte.
Risposte che pretende, prima di tutti, la Curva Nord. Il tifo organizzato ha contestato, ha sbattuto in faccia alla società la realtà dei fatti, ma ha anche tracciato la linea per il futuro: il prossimo anno l’attenzione verso tutti sarà massima, non si faranno sconti a nessuno e non saranno tollerate improvvisazioni o passi falsi.
La dignità del popolo pisano, intanto, si riflette anche nei numeri freddi di una sfida che ha il sapore amaro dell’amichevole: appena 35 biglietti staccati nel settore ospiti dell’Olimpico (complici anche le restrizioni), a fronte di uno stadio romano quasi deserto per la parallela contestazione del tifo laziale contro Lotito.
Eppure, un briciolo di orgoglio per i ragazzi di Hiljemark dovrebbe esserci: evitare lo zero nella casella delle vittorie esterne, un dato negativo senza precedenti nella storia del Pisa in Serie A. Sarà anche la notte della nostalgia e dei titoli di coda per due leggende del calcio spagnolo che hanno vinto tutto: Pedro su sponda laziale e Raul Albiol su quella nerazzurra, entrambi all’ultima recita della carriera. Anche se continua a stonare la mancata passerella all’Arena di Marin della settimana scorsa.
Lasciamoci scivolare via le ultime scorie, poi sarà l’ora di resettare.



