I numeri, da soli, bastano già a smentire l’idea di una svolta. Il Pisa di Hiljemark, finora, ha fatto peggio del Pisa di Gilardino quasi in tutto ciò che conta davvero. In cinque partite è arrivato appena un punto, senza vittorie, con un solo gol segnato e otto subiti. Una media punti ferma a 0,2, attacco quasi inesistente e una squadra che continua comunque a rimanere nel solco degli stessi identici problemi. Con un solo verdetto possibile: la gestione Gilardino non era il problema. Se i numeri sono questi l’ex tecnico del Genoa non doveva essere esonerato.

Il dato che colpisce di più è proprio questo: con Hiljemark il Pisa subisce leggermente meno rispetto a Gilardino, ma produce molto meno davanti. Con Gilardino la media gol fatti era 0,82, con Hiljemark siamo crollati a 0,2. Significa che la squadra non solo non vince, ma ha quasi smesso anche di essere pericolosa. Abbassando la produzione offensiva in questo modo, ogni minimo errore diventa decisivo. Il Pisa ha tirato 5 volte contro le 23 della Juventus tirando una sola volta in porta con Moreo in apertura di gara, poi Perin è rimasto inoperoso per tutti i successivi 90 minuti. Contro il Bologna invece il primo tiro è arrivato solo al 60′. Insomma, i numeri offensivi non sono mai stati così modesti.

C’è poi un altro punto. Gilardino aveva anch’esso numeri modesti, certo, ma almeno lavorava dentro una fase in cui si poteva ancora parlare di assestamento, adattamento alla categoria, errori di costruzione della rosa. Hiljemark invece è arrivato per dare una scossa, per cambiare passo, per provare almeno a tenere viva una fiammella. Questa scossa non si è vista. Anzi, i problemi si stanno ripresentando identici a prima, in alcuni casi peggiori, dimostrando una sola regola: Se i problemi dei due allenatori sono gli stessi, la risposta è nella cattiva costruzione della rosa. 

Il neotecnico si è giustificando asserendo che il problema non dipende dal sistema di gioco e può anche essere vero solo in parte, ma resta il fatto che il nuovo allenatore non ha migliorato né i risultati né il rendimento individuale né la fiducia collettiva. Il Pisa oggi segna meno, fa meno punti e continua a perdere. Il piccolo miglioramento nella media dei gol subiti non basta, perché è ampiamente annullato da un attacco quasi spento.

Il confronto, quindi, è severo: il Pisa di Gilardino era fragile e incompleto, quello di Hiljemark al momento è ancora più sterile e ugualmente perdente. E questo rende difficile sostenere che il cambio in panchina abbia prodotto benefici. Per ora ha solo certificato che la crisi era profonda, ma anche che la cura scelta non sta funzionando.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.