Da tempo c’è una data cerchiata in rosso sul calendario della Nazionale, ma per una persona in particolare questa sfida ha un sapore unico. Italia-Serbia non è solo un crocevia fondamentale per le Azzurre, è soprattutto il ritorno a casa di Lucia Di Guglielmo. Nata e cresciuta all’ombra della Torre, l’attuale difensore del Washington Spirit è l’unica pisana doc della spedizione azzurra. Per lei, che ha mosso i primi passi sui campi della provincia prima di vincere Scudetti a Roma e volare negli Stati Uniti, quella di oggi non sarà una partita come le altre. L’abbiamo incontrata alla vigilia del match per farci raccontare l’emozione di giocare davanti al proprio pubblico.
Come sta vivendo questo momento a Pisa? Cosa si sente di dire tornando a casa con questa maglia?
“E’ una grande emozione e un sogno, non me lo sarei mai aspettata di essere a Pisa con i colori della maglia azzurra. Da piccola c’è la volontà di giocare nella squadra della tua città, ma mai avrei pensato di giocare qui in nazionale”.
Sulle responsabilità?
“Sicuramente ci siamo guardate in faccia, sappiamo cosa possiamo dare e vogliamo dare il massimo”.
Il girone è molto duro ed equilibrato
“C’è grandissimo equilibrio in questo gruppo e tutto resterà aperto fino alla fine. Ci giocheremo fino alla fine l’opportunità di andare in Brasile. C’è grande determinazione. Quando si hanno i sogni si deve fare di tutto per conquistarli”.
Si sente un modello rispetto a quando era bambina?
“Quando ho iniziato a giocare giocavo in una squadra di ragazzi e non sapevo neanche dell’esistenza del calcio femminile. Oggi i tempi sono cambiati. Sono contenta che tante bambine possano avvicinarsi a questo movimento”.
Ha iniziato a Zambra, che ricordo ha di quegli anni?
“Ho girato un po’ tutti i campi di Pisa, l’Arena mi mancava come campo da calcare rispetto ai tempi dello Zambra. E’ veramente difficile da spiegare e c’è tanta felicità”
Che ne pensa del progetto del Pisa?
“Sono stata felice di vedere che il Pisa abbia un settore giovanile così strutturato. Il Pisa ai miei tempi aveva solo una prima squadra e io avevo solo 14 anni. A livello locale è bello vedere che ci sono tante squadre. Ci sono tante squadre miste ed è bello e secondo ma va anche incoraggiato di giocare in square miste. Empoli e Fiorentina hanno dimostrato di credere nel progetto ed è bello vedere tutto questo orgoglio in Toscana”.
Labnazionale può aiutare a far crescere il calcio femminile a Pisa?
“Sì, spero di sì”.
Come è cresciuta in America? Che impatto ha avuto?
“E’ un calcio diverso, sia a livello di calcio giocato, si lavora tanto nell’individualità. gli stadi sono sempre pieni e mi piacerebbe in futuro vederlo anche in Italia. Mi tengo però stretta la nostra capacità tattica di leggere le partite”



