Il calciomercato all’ombra della Torre Pendente ha vissuto negli ultimi anni una vera e propria rivoluzione economica. Se per decenni le cifre a sei o sette zeri sono state una prerogativa quasi esclusiva dei grandi club di Serie A, oggi con l’ultima cessione imminente di Durosinmi, il Pisa Sporting Club dimostra di saper valorizzare e vendere i propri gioielli a peso d’oro, riscrivendo completamente la storia delle proprie operazioni in uscita.
DUROSINMI, CESSIONE RECORD – La dimostrazione lampante di questo nuovo corso è rappresentata dal primato assoluto di Rafiu Durosinmi, la cui cessione ai belgi del Genk per la cifra record di 10,5 milioni di euro ha polverizzato ogni precedente primato societario. Questa operazione straordinaria non solo ha certificato l’appeal internazionale del club, ma ha anche sancito il nuovo standard economico della gestione nerazzurra.
LA CLASSIFICA – Subito dietro al gigante nigeriano si posizionano i grandi colpi dell’era moderna, tutti concentrati negli ultimi anni di gestione. Tra questi spicca senza dubbio l’operazione legata a Lorenzo Lucca, l’ariete che fece innamorare l’Arena Garibaldi a suon di gol e il cui riscatto definitivo da parte dell’Udinese ha garantito al Pisa un incasso di ben 8 milioni di euro. A testimonianza di una bottega sempre più cara e ambita, si inserisce nel podio storico anche il recentissimo trasferimento della punta centrale danese Alexander Lind, tornato in patria al Nordsjælland per ben 3,2 milioni di euro (a cui si aggiungono 1,5 milioni di euro di bonus). Una superiore a quella che la Juventus, qualche stagione prima, decise di sborsare per assicurarsi il portiere Stefano Gori, blindando quello che rimane a tutt’oggi il trasferimento più remunerativo di sempre per un estremo difensore pisano.
IL PRECEDENTE DI KIEFT – Per trovare un impatto economico altrettanto devastante nelle casse del club bisogna però fare un suggestivo tuffo nel passato, tornando all’indimenticabile epoca di Romeo Anconetani. Nella stagione 86/87, il passaggio della scarpa d’oro olandese Wim Kieft al Torino fece sobbalzare le cronache sportive dell’epoca. Quella che nei moderni archivi storici viene calcolata come un’operazione da 2,58 milioni di euro, proiettata nella realtà monetaria del tempo si tradusse nell’iperbolica e quasi fantascientifica cifra di quasi cinque miliardi di lire, per l’esattezza quattro miliardi e 996 milioni. Erano i tempi in cui il Presidentissimo riusciva a finanziare il miracolo Pisa proprio grazie a queste intuizioni geniali.



