Quanto c’è di storicamente corretto nelle espressioni che ogni giorno leggiamo sui giornali, ascoltiamo in televisione o incontriamo sui social? Perché il Medioevo continua a essere sinonimo di oscurantismo, il Far West di violenza senza regole e la caccia alle streghe di persecuzione politica o giudiziaria? A queste domande prova a rispondere il giornalista e scrittore Marco Brando nel suo ultimo libro, Non c’è #Storia. I cliché storici nei media italiani (Salerno editrice, 2026), che sarà presentato venerdì 6 novembre, alle ore 17, alla Domus Mazziniana di Pisa, in via Massimo d’Azeglio 14.

L’autore dialogherà con Enrica Salvatori, docente di Storia medievale all’Università di Pisa e presidente dell’Associazione Italiana di Public History. A coordinare l’incontro sarà Pietro Finelli, direttore scientifico della Domus Mazziniana.

L’appuntamento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Italiana di Public History e l’Associazione Mazziniana Italiana, fa parte del ciclo Clioscopio. I problemi del Presente, lo sguardo della Storia, promosso dalla Domus Mazziniana. L’iniziativa si inserisce nella sezione dedicata al tema «La democrazia è un problema di educazione», che mette al centro il rapporto tra conoscenza, formazione e partecipazione democratica.

La storia, infatti, è spesso chiamata in causa per raccontare il presente, ma non sempre in modo corretto. Nel linguaggio giornalistico e politico, termini come Preistoria, Medioevo, Inquisizione, caccia alle streghe e Far West sono diventati formule di uso comune, utilizzate per descrivere situazioni di arretratezza, ingiustizia, violenza o mancanza di libertà. Espressioni immediate ed efficaci sul piano comunicativo, che tuttavia rischiano di trasmettere un’immagine distorta delle epoche e dei fenomeni storici a cui fanno riferimento.

Nel suo volume, Brando analizza proprio questi cinque stereotipi, ricostruendone l’origine e soprattutto l’uso, e spesso l’abuso, nei mezzi di informazione e nella cultura di massa. Ne emerge una riflessione su come il passato venga continuamente reinterpretato attraverso le paure e le categorie del presente, trasformandosi in un repertorio di immagini negative più che in uno strumento di conoscenza.

Il Medioevo diventa così l’emblema di un’epoca buia e arretrata, la Preistoria viene associata all’ignoranza e al ritardo tecnologico, mentre l’Inquisizione è evocata per denunciare forme di controllo e repressione. Allo stesso modo, la caccia alle streghe viene richiamata per descrivere presunte persecuzioni e il Far West per rappresentare contesti dominati dal caos e dall’assenza di regole.

Secondo l’analisi proposta nel libro, il ricorso continuo a queste metafore non soltanto banalizza la complessità dei fenomeni storici, ma finisce anche per impoverire la comprensione dell’attualità. Un meccanismo ulteriormente amplificato dalla comunicazione digitale e dalla ripetizione degli stessi luoghi comuni sul web.

Da qui una questione che riguarda direttamente la qualità del dibattito democratico: quanto può essere consapevole una società che utilizza il passato senza conoscerlo davvero?

Il confronto tra Brando ed Enrica Salvatori offrirà l’occasione per approfondire il ruolo degli storici nello spazio pubblico, le responsabilità di giornalisti e comunicatori e l’importanza dell’educazione storica nella formazione del pensiero critico. Una riflessione che coinvolge anche il mondo della scuola, al quale il volume dedica particolare attenzione, individuando nella formazione uno degli strumenti fondamentali per contrastare la diffusione degli stereotipi.

Giornalista dal 1982, Marco Brando ha lavorato per oltre sedici anni a l’Unità, seguendo tra l’altro l’inchiesta Mani Pulite, ed è stato tra i fondatori del Corriere del Mezzogiorno a Bari. Da tempo si occupa della rappresentazione della storia nei media e nella cultura popolare. Tra le sue pubblicazioni figurano Lo strano caso di Federico II di Svevia. Un mito medievale nella cultura di massa (2008), L’imperatore nel suo labirinto (2019) e Medi@evo. L’Età di mezzo nei media italiani (2024), volume che anticipa alcuni dei temi sviluppati nel nuovo saggio.

Enrica Salvatori, professoressa associata di Storia medievale all’Università di Pisa, si occupa anche di Digital Public History ed è tra le principali studiose italiane impegnate nella diffusione della conoscenza storica attraverso i nuovi linguaggi e strumenti digitali.

L’ingresso all’incontro è libero. Sarà possibile seguire la presentazione anche in diretta streaming sui canali social della Domus Mazziniana, attraverso la pagina Facebook e il canale YouTube.

Per informazioni è possibile contattare la Domus Mazziniana all’indirizzo eventi@domusmazziniana.it oppure al numero 050 24174.

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Elisa Bani
Direttore responsabile di Sestaporta.news. Giornalista pubblicista ha lavorato dieci anni a PuntoRadio come redattrice e speaker. Collaboratrice per il quotidiano La Nazione, ha inoltre diretto l'ufficio stampa dei Comitati territoriale e regionale dell'ente di promozione sportiva Uisp.