Il portiere si racconta in esclusiva a Sestaporta: il momento del Pisa, il lavoro nella sosta e la vita fuori dal campo, tra cucina, libri, amore e amicizie.

È arrivato a Pisa negli ultimi giorni del mercato estivo e si è trovato subito tra i pali, con poco tempo per conoscere compagni e meccanismi. Dall’errore all’esordio contro il Padova alle parate di Castellammare, fino alle difficoltà di una squadra che cerca ancora continuità, Alessandro Confente ha vissuto un primo mese intenso in nerazzurro. Il trasferimento dalla Juve Stabia gli ha permesso di ritrovare Giuseppe Leone e di affrontare il cambiamento insieme a Omar Correia, ma l’intesa da costruire va oltre le conoscenze già consolidate.

Alessandro Confente (Foto Gabriele Masotti)

In questa intervista esclusiva a SestaPorta.News, gentilmente concessa dalla società nerazzurra, il portiere affronta senza cercare alibi i temi delle prime giornate. Dalle responsabilità del ruolo alla fiducia negli attaccanti, nell’intervista raccontiamo anche l’Alessandro lontano dal campo. Un ragazzo che giocava a basket e finì in porta perché agli amici mancava un portiere. Oggi si rilassa cucinando, legge thriller e gialli e conserva un legame forte con le persone con cui è cresciuto e la fidanzata Michela.

A Pisa hai subito ritrovato Leone e sei arrivato insieme a Correia. Quanto conta per un gruppo che sta cercando di amalgamarsi?
“Il fatto di essere arrivato insieme a Omar e aver ritrovato Leo è stato sicuramente un valore aggiunto. Fortunatamente sono tutti bravissimi ragazzi, sia quelli che già c’erano sia quelli nuovi. Ci ho messo veramente poco a integrarmi, perché mi hanno inserito fin dall’inizio in una maniera incredibile. Siamo un bellissimo gruppo e questo è fondamentale, perché poi ce lo ritroveremo in campo. Ci sarà tanto da lavorare perché, come diceva il mister, ci sono un po’ di lacune dovute al fatto che ci sono tante persone nuove. Però essere tutti bravi ragazzi e un bel gruppo coeso renderà più facile il tutto”.

Correia e Confente, l’arrivo in coppia dei due giocatori. La prima foto

Siete andati sotto nel punteggio quattro volte in cinque partite di campionato. Giovanni Corrado anni fa disse che ribaltare le gare deve essere un’eccezione, non una regola (link qui). A cosa attribuisci questa difficoltà, soprattutto quando il gol arriva a freddo?
“Sicuramente sono d’accordo col direttore. Non ho una risposta, non riesco neanch’io a dirti il motivo. Sembra sempre che in questo preciso momento dobbiamo prendere prima una sberla, prima di avere la reazione. Invece di partire subito e cercare di essere noi quelli che vanno in vantaggio, dobbiamo prima subire per poi recuperare. Ci stiamo lavorando, ci stiamo confrontando tutti insieme per capire come iniziare in maniera diversa la partita, perché sicuramente non è positivo. La cosa positiva è che bene o male siamo sempre riusciti a recuperare, rimetterla in piedi o comunque avere una reazione. Non dobbiamo subire per avere la reazione, ma partire noi subito a cannone, mettiamola così”.

Recentemente a Finestra Sull’Arena, l’ex portiere del Pisa Davide Morello (link qui) ti ha indicato come un portiere particolarmente adatto al gioco di Bianco. Come scegli quando costruire dal basso e quando cercare una soluzione lunga?
“Ringrazio Morello e ti dico che dipende dalla situazione e dal momento della partita. Anche per il fatto che siamo tanti nuovi, per il momento non abbiamo un’idea sulla quale puntiamo tantissimo. Cerchiamo di trovare la soluzione migliore intanto per diventare squadra e poi andare più avanti a imbastire il tipo di gioco che vuole il mister. La scelta di giocare dal basso, corto o lungo, dipende sempre sia dall’avversario sia dai momenti della partita. Varia in base alle situazioni che ci troviamo davanti”.

Queste due settimane e mezzo di sosta possono essere una sorta di secondo ritiro?
“Secondo me sì, assolutamente. Ci sono quattro giocatori, io, Omar, Andrea Petagna e Pippo Pittarello, che siamo arrivati praticamente alla fine. Ci siamo dovuti adattare il più velocemente possibile alla squadra, conoscere i nostri compagni e l’allenatore. Abbiamo fatto quattro o cinque partite nelle quali abbiamo mostrato i nostri pregi, ma soprattutto i nostri difetti, sui quali dobbiamo assolutamente migliorare il più possibile. Queste due settimane e mezzo saranno fondamentali per capire come toglierli o migliorarli. Secondo me casca proprio a pennello questo momento”.

Dopo il Padova avevi scherzato sul “jolly” già giocato per il gol subito. Come hai affrontato l’errore e le prime critiche?
“Da un lato ci sono abituato e poi è il nostro lavoro. Siamo costantemente sotto pressione, criticati, elogiati. Secondo me la soluzione è essere sempre equilibrati sia nel bene che nel male, perché ci può essere l’errore o la partita dove fai il miracolo. La fortuna e il bello del calcio è che ci si dimentica in fretta sia le cose belle sia le cose brutte, quindi bisogna ripartire il prima possibile. È chiaro che bisogna fare meno errori possibili, però fanno parte del gioco e ti permettono di crescere come persona, come calciatore, come uomo. Ci sono le critiche costruttive e quelle da evitare, ma anche quelle fanno parte del gioco. Bisogna ascoltarle, farsele scivolare addosso e poi rimboccarsi le maniche, continuando a lavorare per essere la versione migliore di se stessi”.

I dati che abbiamo pubblicato in questi giorni (Link qui) mostrano un Pisa che produce tante occasioni, ma raccoglie meno di quanto potrebbe. Tu che affronti gli attaccanti ogni giorno in allenamento, come li vedi?
“È un dato che il mister ci sta ripetendo da un paio di settimane ed è vero, perché produciamo veramente una marea di occasioni da gol. Però questo è un momento in cui purtroppo raccogliamo poco e alla prima sbavatura subiamo gol. I miei compagni li vedo tranquilli, anche perché in allenamento le occasioni le sfruttano benissimo tutte (Ride ndr). Arriverà anche quel momento dove anche in partita raccoglieremo quello che stiamo costruendo adesso ogni giorno in allenamento”.

Come hai scelto di diventare portiere?
“Mi hanno costretto (ride ndr), perché i miei genitori di calcio proprio capivano zero: da piccolino non era uno sport che guardavano e ho sempre fatto tutt’altro. All’epoca giocavo a basket, solo che vivevo di fronte al campo sportivo, dove i miei genitori vivono tuttora. Tutti i miei amici, attuali e dell’epoca, giocavano a calcio e mancava il portiere. Praticamente mi hanno obbligato ad andare a giocare con loro. Sono arrivato in porta subito senza scelta e alla fine siamo qua adesso. È nata così questa vocazione”.

Quando ti togli i guanti invece, che persona sei? Come trascorri il tempo libero?
“Sono una persona estremamente semplice. Non gioco ai videogiochi, non mi piacciono. Mi piace cucinare, quindi ogni tanto mi invento qualche ricetta o la rubo da Instagram, quando escono le ricette mi piace ricrearle. Mi piace riposare, viaggiare quando è possibile, visitare posti nuovi. Quando ho dei giorni liberi mi piace staccare del tutto, andare a casa dalla famiglia e dagli amici, fare qualche cena con loro, stare con la mia ragazza. Di norma sono una persona semplice”.

Che cosa leggi?
“Attualmente sto leggendo dei thriller. Mi piace leggere thriller e gialli, un po’ di suspense”.

Gli amici e gli affetti di cui parli sono quelli che ti porti dietro da tanti anni?
“Sì, assolutamente. C’è Michela che amo tantissimo e abbiamo in programma di convivere presto. Stiamo insieme da due anni e mezzo. Poi in amicizia ho fondamentalmente due compagnie: quella del paese, con la quale sono cresciuto, e quella calcistica che si è creata nel settore giovanile, quando ero al Chievo. Siamo tutti di Verona. C’è chi gioca ancora, chi ha smesso e chi fa addirittura il direttore sportivo. Ogni volta che torno mi vedo con tutti, perché siamo molto legati. Sono molto legato all’amicizia, ci tengo tanto, anche a quelle che costruisco nelle varie squadre. È una cosa alla quale tengo molto, all’amicizia e al suo rispetto”.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.