Da Pisa a capitano dell’Argentina. Dopo aver raccontato di Sergio Bertoni, di Klaus Berggreen fino a Carlos Dunga, ma siamo anche passati attraverso la rivoluzione della match analysis da parte di Bacconi e, nell’ultima puntata, anche di Marco Tardelli. Questa volta, per la penultima puntata di questa rubrica, parliamo di Diego Pablo Simeone che, giovanissimo sbarcò a Pisa dal Vélez Sarsfield. E’ il 1990 e i tifosi dell’Arena Garibaldi non sanno ancora che quel ragazzo argentino con la grinta di un veterano avrebbe scritto pagine indelebili del calcio mondiale.

Il battesimo di fuoco all’Arena. Simeone arriva in una Pisa che respira la grande Serie A. Ha solo vent’anni, ma il soprannome “Cholo” – affibbiatogli da un allenatore delle giovanili per la somiglianza con l’ex giocatore Carmelo Simeone – ne descrive già perfettamente l’essenza: un guerriero, un centrocampista totale che unisce una corsa asfissiante a un fiuto del gol pazzesco negli inserimenti. Sotto l’ombra della Torre Pendente, Diego colleziona 55 presenze e segna ben 6 gol. Nonostante la dolorosa retrocessione del primo anno, il pubblico pisano si innamora perdutamente di quel moto perpetuo. Tra le sue reti più belle resta quella contro il Lecce all’Arena Garibaldi, condita da un sombrero elegante. Il Cholo impara l’arte della sofferenza tattica del calcio italiano, una dote che diventerà il pilastro della sua intera carriera. Pisa è la sua rampa di lancio verso l’Europa che conta (Siviglia, Atletico Madrid, Inter, Lazio), ma soprattutto verso la leggenda dell’Albiceleste.

Il “Caudillo” dei tre Mondiali. Quel carattere forgiato sui campi italiani lo trasforma rapidamente nel leader carismatico della nazionale argentina. Simeone disputerà ben tre Mondiali consecutivi, sempre da protagonista assoluto e con la maglia numero 8 (curiosamente la stessa di Tardelli) stampata sulla pelle. Il primo non è quello di Italia ’90. In estate infatti salta la convocazione con la nazionale argentina e, prima di approdare al Pisa, il Cholo la prende male per poi prendersi la nazionale nuovamente l’anno dopo, vincendo la Coppa America (da giocatore del Pisa). Si arriva così a USA 1994, il Mondiale del dramma di Maradona e dell’illusione argentina. Il Cholo è la mente e il braccio del centrocampo, l’equilibratore di una squadra stellare che si arrenderà solo alla Romania agli ottavi. Poi si va a Francia 1998. Diventato capitano e leader indiscusso, Simeone trascina l’Argentina fino ai quarti di finale. Resta storica la sua battaglia psicologica e fisica negli ottavi contro l’Inghilterra, dove la sua astuzia provoca l’espulsione di un giovane David Beckham. L’ultimo è quello Corea e Giappone 2002: Ormai senatore indomabile, mette la sua esperienza al servizio della squadra guidata da Marcelo Bielsa in una spedizione sfortunata, chiusa precocemente ai gironi. E’ qui che indossa la anche la fascia da capitano della selezione albiceleste.

Dal “Cholismo” al sogno sfiorato del “Cholito”. Finita la carriera in campo, quella fame nervosa e quell’intelligenza tattica naturale non potevano che tradursi in panchina. Diego Simeone ha plasmato l’Atletico Madrid a sua immagine e somiglianza: il “Cholismo” è diventato una filosofia di vita, fatta di cuore, organizzazione militare, contropiede e un’empatia feroce con il proprio pubblico. Uno stile nato proprio guardando la grinta di quella provincia italiana che lo aveva accolto da ragazzino. Una dinastia, quella dei Simeone, che ha rischiato di incrociare nuovamente i colori nerazzurri proprio lo scorso anno. Durante la sessione di mercato estiva del 2025, si era fatta intensa e suggestiva la voce di un approdo a Pisa del figlio di Diego, Giovanni Simeone, il Cholito. L’attaccante del Napoli è stato a lungo un obiettivo di mercato per rinforzare il reparto offensivo del Pisa, accendendo la fantasia della piazza che sognava di rivedere quel cognome sul tabellone dell’Arena Garibaldi a trentacinque anni di distanza. L’affare, purtroppo, non è andato in porto, ma il legame profondo tra la dinastia argentina e la città non si è spezzato.

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Michele Bufalino
Giornalista pubblicista pisano, nel 2009 ha scritto il libro ufficiale del Centenario del Pisa Calcio, il volume "Cento Pisa" per la CLD Libri. Nel 2010 ha portato alla luce lo scandalo delle bici truccate e collaborato con la giustizia italiana nell'inchiesta aperta dal PM Guariniello. Ha scritto "La Bici Dopata" suo terzo libro uscito ad Aprile 2011. Addetto stampa del CUS Pisa tra il 2013 e il 2015. Corrispondente da Pisa per Radio Sportiva. Conduce "Finestra sull'Arena", il talk show di Sestaporta TV in onda tutti i giovedì alle 21. Ex collaboratore de "La Nazione" di Pisa fino a marzo 2025. Scrivo anche per Qui News Pisa e collaboro con Punto Radio.