L’ex terzino nerazzurro è tornato all’Arena con la famiglia: «In tutta la mia carriera non ho mai giocato un calcio come quello di Ventura»
Luciano Zavagno era presente alla Cetilar Arena per assistere a Pisa-Padova. Una visita stavolta più di piacere che di lavoro. L’ex difensore argentino, infatti, non ha mai nascosto il proprio legame con la città e con i colori nerazzurri. Questa volta è tornato allo stadio insieme alla moglie e al figlio. Prima della partita abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui. Zavagno ha concesso l’intervista a SestaPorta, in accordo con il City Football Group, per raccontare il proprio incarico attuale, il rapporto con Pisa e i ricordi della squadra guidata da Gian Piero Ventura. Nato a Santa Fe, in Argentina, nel 1977, Zavagno ha giocato nel Pisa dal 2007 al 2009, collezionando 75 presenze in nerazzurro. Terzino sinistro della squadra di Ventura, fu uno dei protagonisti della stagione 2007-08, conclusa con il raggiungimento dei playoff per la Serie A. Dopo aver chiuso la carriera da calciatore ha intrapreso un percorso dirigenziale. Oggi lavora per il City Football Group ed è responsabile del Sudamerica per il New York City FC. Segue i calciatori destinati a passare dal mercato sudamericano alla società statunitense.
Zavagno, da quanto tempo mancava all’Arena?
“Pisa è rimasta nel mio cuore. Ogni volta che possiamo venire, io, mia moglie e mio figlio lo facciamo volentieri. Ero tornato anche l’anno scorso, quando non c’erano partite, ed ero passato comunque dallo stadio. Voglio bene alla città e alla società. Questa volta c’era anche la partita e non potevo mancare. Sono riaffiorati tanti ricordi del calcio che giocavamo con Ventura. A Pisa ho vissuto momenti bellissimi e altri più difficili, ma alla fine il bilancio resta totalmente positivo”.
Oggi quale ruolo ricopre all’interno del City Football Group?
“Lavoro per il City Football Group, che comprende società come Manchester City, Girona, Palermo e altre ancora. Dopo l’ingresso del gruppo nel Palermo, ero stato mandato lì per creare un collegamento tra il club e il City Football Group. Al termine di quell’esperienza sono tornato in Argentina e oggi sono responsabile del Sudamerica per il New York City. Seguo tutti i giocatori che arrivano dal mercato sudamericano”.
I lsuo lavoro riguarda soprattutto la ricerca dei giovani?
“Non soltanto. Cerchiamo i profili di cui ha bisogno la squadra. Osserviamo ragazzi tra i 18 e i 22 anni, ma anche giocatori di 26 o 27 anni che abbiano già maturato esperienza. L’obiettivo è costruire una squadra equilibrata”.
Tra i giovani che conosce c’è anche Tomas, il figlio di Nacho Castillo. Che giocatore è?
“È un ottimo giocatore. Ha la fisicità e l’altezza di suo padre. Sta muovendo i primi passi, ma possiede qualità importanti e credo che farà carriera. Me lo auguro anche perché gli voglio bene. Adesso gioca nella Primavera del Bologna”.
In passato il suo nome è stato accostato più volte al Pisa per il ruolo di direttore sportivo. Che giudizio da al percorso della società?
“Sì, confermo tutto. Ho visto una società seria, che nel corso degli anni ha cambiato tante cose. Oggi il Pisa ha un centro sportivo nel quale allenarsi. Può sembrare normale, ma ai nostri tempi non lo avevamo. Anche lo stadio è stato migliorato. La proprietà ha investito molti soldi per raggiungere la Serie A. Poi alcune cose non sono andate bene, ma resta una società ambiziosa e questo è importante. Sono contento che oggi il Pisa abbia alle spalle un club serio”.
Che impressione le ha fatto la squadra contro il Padova?
“La Serie B è un campionato lungo e durissimo. Questa era soltanto la prima partita. Ero allo stadio con mio figlio e ho seguito la gara soprattutto da tifoso, senza analizzarla con gli occhi di chi lavora nel calcio. Per questo preferisco non esprimere un giudizio tecnico troppo netto, ma sono sicuro che farà bene”.
Loyola, invece, lo conosce bene per il suo passato in Argentina. Può riscattarsi?
“Certo che lo conosco. In Argentina aveva disputato un grandissimo campionato ed era seguito da molte squadre. Il Pisa ha fatto un investimento importante per prenderlo. Posso dire che in Argentina aveva giocato una stagione di altissimo livello e mi auguro che possa far bene in Italia”.

E’ ancora in contatto con i compagni della squadra del 2007-08?
“Sì, sento ancora Gabriel Raimondi, Nacho Castillo e altri ragazzi. Quella squadra avrebbe potuto fare qualcosa di davvero unico. In diciotto anni di carriera non ho mai più giocato un calcio come quello. Era qualcosa di pazzesco. Entravamo in campo convinti di poter vincere ogni partita”.
Che cosa impedì a quel Pisa di arrivare in Serie A?
“Fummo sfortunati con gli infortuni di Kutuzov e Cerci e non avevamo una rosa molto lunga. Altrimenti quella squadra sarebbe salita in Serie A senza problemi. La rosa era corta, ma avevamo un grandissimo direttore sportivo come Petrachi, per me il numero uno, e un allenatore come Ventura, che era un fenomeno. Ci faceva giocare in una maniera incredibile. Eravamo un gruppo unito e umile, che seguiva l’allenatore in tutto. Quella squadra giocava veramente bene”.
Pensa che avrebbe potuto salvarsi anche nella massima serie?
“Ne sono convinto. Se fossimo andati in Serie A e fossero arrivati due o tre rinforzi, avremmo potuto giocarcela. Eravamo una squadra umile: lavoravamo, correvamo, segnavamo e giocavamo bene. Dominavamo le partite. Era una squadra pazzesca”.
La fotonotizia: Zavagno, Castillo e Raimondi si ritrovano in Argentina ed è subito nostalgia



