Trenta milioni di euro investiti per cambiare la stagione, ma purtroppo l’impatto dei nuovi acquisti è stato limitato e la squadra non è riuscita a fare il salto di qualità. Il contesto ha inciso più di tutto: squadra in difficoltà, poca continuità e un ambiente che non ha aiutato l’inserimento. Ecco perché, più di una bocciatura netta, dovemmo parlare di “rimandati a settembre”.
Da una parte chi ha già deluso senza appello, dall’altra chi, pur non avendo inciso, resta un investimento da valutare nel tempo. Il contesto ha inciso più di tutto: squadra in difficoltà, poca continuità e un ambiente che non ha aiutato l’inserimento. Il dato più importante è questo. Quasi tutti i nuovi arrivati hanno reso poco, ma dentro una squadra che non ha mai trovato equilibrio. Inserirsi in un gruppo in difficoltà, senza riferimenti e con poca fiducia, non è semplice. Per questo il giudizio va diviso. Il mercato di Gennaio ha fallito nel presente: non ha cambiato la stagione. Ma non è detto che sia un fallimento totale. Perché, a differenza di molti acquisti estivi – da Lorran (flop conclamato) a Stengs, passando per giocatori esperti che non hanno inciso come Albiol o Cuadrado,– questi profili restano patrimonio. Giovani, costosi, da valorizzare. La vera risposta arriverà più avanti. In un contesto diverso, con più stabilità. Oggi è un mercato insufficiente. Domani potrebbe essere la base da cui ripartire. Intanto però dobbiamo analizzare quanto abbiamo visto in queste settimane.

Durosinmi: investimento pesante, resa negativa. È il simbolo del mercato. Dieci milioni di euro per un attaccante chiamato a spostare gli equilibri. I numeri dicono 9 partite, 1 gol e 1 assist, con solo il 36% di presenze da titolare e meno del 40% dei minuti giocati. È sempre stato utilizzato, ma senza continuità e senza incidere davvero. Dopo il gol con l’Atalanta e l’assist col Sassuolo sembrava in crescita, confermata anche contro Bologna e Juventus. Poi il rosso col Cagliari ha fermato tutto. Il problema non è solo il rendimento, ma il peso dell’investimento. Oggi è insufficiente, ma resta un profilo su cui il Pisa ha puntato forte anche per il futuro.
Stojilkovic: ancora un oggetto misterioso. Tre milioni di euro, sette presenze, zero gol e zero assist. Solo 304 minuti giocati e tre gare da titolare. Il dato più significativo è uno: non ha mai inciso. Neanche nei momenti in cui è stato chiamato a cambiare le partite. L’unico squillo è il gol annullato contro il Como. Per ora è indietro, sia nelle gerarchie che nella crescita. Anche qui, però, il giudizio resta sospeso: è un investimento che va valutato su tempi più lunghi.
Loyola: un lampo e poco altro. Se si guarda solo l’impatto, il suo resta uno dei più visibili. Sei presenze, un gol – quello contro il Milan – e qualche segnale interessante.
Ma anche qui la continuità manca: 44% di gare da titolare, 43% dei minuti giocati. Dopo la Fiorentina, dove aveva dato buone risposte, si è perso tra Juventus e Como. È uno dei profili più “vivi” del mercato, ma ancora lontano da quello che serviva subito. Resta però un investimento importante, da circa 7 milioni complessivi.
Bozhinov: partito bene, poi sparito. Cinque milioni di euro per un difensore giovane. L’impatto iniziale c’è stato: quattro partite consecutive da titolare tra Sassuolo, Verona, Milan e Fiorentina. Poi il vuoto. Panchina contro Bologna, Juventus, Cagliari e Como.
È il caso più evidente di investimento prospettico. Il valore si vedrà più avanti, non oggi. Ma anche qui il salto tra aspettative e rendimento immediato è netto.
Iling-Junior: un errore di mercato. Diverso il discorso per lui. Prestito secco, doveva dare subito qualcosa. Non è successo. Solo 107 minuti, cinque spezzoni e nessun impatto. Mai dentro la squadra, mai dentro le partite. È l’unico acquisto che oggi può essere definito sbagliato. Non solo per il rendimento, ma perché non lascia nulla per il futuro.



