Il calcio, si sa, non è una scienza esatta, ma i numeri sanno essere dei giudici spietati. La stagione di Serie A 2025/26 sta per emettere i suoi verdetti definitivi e, per Pisa e Cremonese, il sapore in bocca è quello amaro della profonda delusione. Da una parte i pisani, freschi di un’aritmetica retrocessione arrivata meno di un anno dopo l’agognato ritorno nel massimo campionato; dall’altra i grigiorossi che, pur con un bottino di punti decisamente più dignitoso (28 contro i soli 18 dei nerazzurri), si ritrovano con un piede e mezzo nella fossa, costretti a rincorrere il Lecce a soli tre turni dal termine.
Due piazze storiche, due proprietà solide, due percorsi che oggi convergono pericolosamente verso lo stesso baratro: il ritorno in Serie B. Ma come ci sono arrivate? La retrocessione del Pisa, arrivata in anticipo con il ko interno proprio contro il Lecce, ha i contorni della “Cronaca di una morte annunciata”. I numeri sono impietosi: 18 punti in 35 partite, 21 sconfitte, 2 sole vittorie, terzo peggior attacco (25 reti) e peggior difesa (63 gol subiti). Il ritorno in Serie A, atteso 34 anni, si è trasformato in un incubo. Ma di questo abbiamo già parlato tanto. E già lo sappiamo.

La Cremonese invece si ritrova al terzultimo posto per un letale mix di ingenuità e mancanza di spietatezza. Il progetto della famiglia Arvedi è ha cercato una costruzione con nomi più da categoria, ma è arrivato il conto e la Serie A non fa sconti a nessuno. I limiti dei grigiorossi in questa annata sono stati tanti. Ad esempio errori individuali nei momenti topici: La recente sconfitta contro la Lazio è l’emblema della stagione. Come ammesso da capitan Bianchetti, la squadra è spesso tradita da leggerezze o dall’assenza del “fallo tattico” nel momento cruciale. Una cosa che, abbiamo anche visto a Pisa. L’incapacità di “azzannare” i punti salvezza. Il risultato però è stato lo stesso. Tolti gli inebrianti exploit iniziali, tra cui la vittoria col Milan, dalla 15° giornata, giocata ai primi di dicembre, la Cremonese ha fatto gli stessi punti del Pisa, ovvero 8 in 21 partite, segnando 9 gol, ben 6 in meno di quelli subiti dai nerazzurri.
Pisa e Cremonese in fondo dimostrano la lezione più vecchia e inesorabile del nostro campionato: il salto dalla Serie B alla Serie A può diventare un burrone senza fondo. Non si sopravvive con rivoluzioni oppure solo con la continuità. Serve un mix vitale di continuità tecnica, giocatori abituati a pensare tre secondi più velocemente rispetto alla cadetteria, e la malizia di saper “sporcare” le partite per portare a casa il risultato. Il Pisa ha già salutato la compagnia; la Cremonese si giocherà le sue ultime speranze aggrappandosi alla matematica, a partire dallo scontro diretto di domani Zini. Il rischio enorme, però, è che il disastro sportivo nerazzurro faccia da amaro specchio a quello dei grigiorossi.
Per approfondire:
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