Era il 25 aprile 2025 quando il Pisa vinse la sua ultima partita in trasferta. Sono passati ben 499 giorni, ovvero 1 anno, 4 mesi e 12 giorni da quel successo contro il Brescia per 1-2, l’ultimo della cavalcata verso la Serie A.
L’ULTIMA VITTORIA IN TRASFERTA – Torniamo al 25 Aprile 2025. Al Rigamonti il Pisa di Filippo Inzaghi batté il Brescia per 2-1 con i gol di Tramoni e Touré. Pioveva forte, cadde anche la grandine e la partita venne sospesa per alcuni minuti. Il Pisa resistette, segnò due volte e compì uno degli ultimi passi verso la Serie A. Quella rimane ancora oggi l’ultima vittoria esterna in campionato. Da allora è cambiato quasi tutto. È arrivata la promozione, poi una Serie A dolorosa, la retrocessione, un altro allenatore e una squadra ricostruita per ripartire. Non è cambiato quel dato. Dopo Brescia sono arrivate venti trasferte di campionato senza successi: la sconfitta di Bari alla fine della Serie B 2024-25 e le diciannove gare esterne dello scorso torneo di Serie A. Il Pisa ha chiuso la stagione nella massima categoria senza vincere neppure una volta lontano dall’Arena. È stata l’unica squadra del campionato a non riuscirci. Una ferita rimasta aperta durante tutta la stagione e mai rimarginata. Qualche pareggio, alcune partite nelle quali il successo sembrava possibile, ma sempre la stessa conclusione.

RITROVARE LA STRADA – Adesso il Pisa deve tornare a vincere fuori casa. Per cancellare una statistica, ma anche perché una squadra che vuole stare davanti non può dipendere sempre dall’Arena. Paolo Bianco lo ha detto durante la settimana: “il Pisa deve essere capace di ottenere risultati sia in casa sia in trasferta”. È questa la mentalità che il tecnico vuole costruire. Il successo sul Catanzaro ha restituito un po’ di serenità dopo la falsa partenza contro il Padova. Ha mostrato anche una squadra capace di giocare, pressare e creare occasioni. Castellammare, però, chiederà altro. Serviranno pazienza e attenzione, contrastando anche il fattore ambientale. Il terreno sintetico, il caldo delle 15 e l’entusiasmo dei padroni di casa renderanno la gara scomoda. Non devono diventare alibi. Dopo 499 giorni conterà riuscire finalmente a tornare a casa con tre punti presi lontano da Pisa.
UNA TRASFERTA SENZA TIFOSI – C’è però qualcosa che rende questa attesa ancora più amara. Il Pisa proverà a interrompere il digiuno proprio nel giorno in cui ai suoi tifosi è stato impedito di accompagnarlo. Il divieto di vendita dei biglietti ai residenti nella provincia di Pisa ha cancellato pullman, macchine già organizzate e programmi preparati da settimane. Il provvedimento è stato motivato con i profili di rischio per l’ordine pubblico. Il risultato è che centinaia di persone dovranno restare a casa. È una vergogna. Non ci sono molti altri modi per definirla. La contraddizione della tessera del tifoso è diventata impossibile da ignorare. Ai sostenitori viene chiesto di identificarsi, registrarsi e accettare limitazioni per poter andare in trasferta. Poi, anche quando hanno fatto tutto, una decisione generale può fermarli ugualmente. Chi non ha mai voluto sottoscriverla trova nuove ragioni per contestarla. Chi invece l’ha fatta si domanda quale sia la sua reale utilità. Che nel pratico, non esiste. Lo ha denunciato anche il Club Autonomo Nerazzurro, in una intervista a Qui News Pisa, formato da tifosi tesserati. Il pullman per Castellammare era già pieno ed è stato annullato. La domanda posta nei giorni scorsi resta senza una risposta convincente: se la tessera dovrebbe permettere di individuare chi va allo stadio, perché vietare la trasferta anche a chi è già identificato? Il paradosso è tutto qui.
VINCERE ANCHE PER CHI NON CI SARÀ – L’ultima vittoria esterna arrivò con i tifosi al seguito. Il Pisa uscì dal Rigamonti sentendo vicino il traguardo della Serie A. Questa volta il settore destinato ai pisani non avrà il colore e la voce che avrebbe meritato. La squadra dovrà portarsi dietro quella spinta senza poterla ascoltare. Dovrà giocare anche per chi aveva organizzato il viaggio, per chi segue il Pisa da decenni e per chi si è visto negare una domenica di calcio.


