Il Pisa interrompe ad Avellino la serie di quattro risultati utili consecutivi. Dopo le prestazioni contro Vicenza, Cremonese, Verona e Palermo, al Partenio sono riemerse diverse criticità, dalla gestione difensiva alla costruzione offensiva. La squadra di Nesta ha sfruttato queste difficoltà, lasciando il possesso ai nerazzurri e colpendo nelle situazioni favorevoli. Il Pisa insomma, si conferma oggi una squadra da alti e bassi che per esprimersi non può permettersi cali di concentrazione.
POSSESSO STERILE E POCHE IDEE – Il Pisa ha controllato a lungo il pallone, senza riuscire a trasformare il possesso in occasioni pericolose. L’Avellino ha chiuso gli spazi centrali, costringendo i nerazzurri a una circolazione spesso orizzontale. Leone ha cercato qualche verticalizzazione, Correia ha provato ad accompagnare la manovra, ma Pittarello è rimasto isolato. Sono mancati soprattutto l’ultimo passaggio e la precisione nei cross, come sottolineato sia da Bianco sia da Leris. Neppure gli ingressi di Marras e Tramoni hanno cambiato l’andamento della partita.
DIFESA E PALLE INATTIVE – Le difficoltà maggiori sono arrivate nelle transizioni e sui calci piazzati. Nel primo tempo Cheddira ha colpito la traversa, Moreo ha salvato sulla linea una conclusione di Izzo e Di Maggio ha segnato sugli sviluppi di un altro angolo. Il Pisa ha sofferto sulle fasce, nelle seconde palle e nella copertura degli spazi lasciati liberi durante la fase offensiva.
I NUMERI DELLA PARTITA – Le statistiche confermano le difficoltà nerazzurre. Nonostante il Pisa abbia chiuso con il 66% di possesso palla e 638 passaggi contro i 318 dell’Avellino, i padroni di casa hanno effettuato 18 tiri contro 12, centrando sei volte la porta contro tre. Ancora più evidente la differenza nelle conclusioni dall’interno dell’area, 13 a 6 per gli irpini. Il dato degli expected goals fotografa la qualità delle occasioni: 1,86 per l’Avellino e appena 0,78 per il Pisa. Anche i calci d’angolo premiano la formazione di Nesta, 8 a 4. Il maggiore possesso nerazzurro non è stato accompagnato da un’effettiva pericolosità offensiva.
LE ATTENUANTI – Il Pisa arrivava da tre partite ravvicinate, contro Verona, Palermo e Avellino. Soprattutto il 3-3 con i rosanero aveva richiesto un notevole dispendio di energie fisiche e mentali. Leris ha ammesso una stanchezza superiore al solito, precisando però che l’atteggiamento non deve mai mancare. Un’altra difficoltà è stata rappresentata dal terreno sintetico del Partenio, sul quale i nerazzurri hanno faticato ad adattarsi. Bianco ha riconosciuto questo aspetto, escludendo comunque che possa rappresentare una giustificazione. Anche il problema muscolare di Primasso ha imposto una modifica alla difesa già all’intervallo.
LA SERIE B È ANCHE QUESTA – C’è però un altro elemento da considerare. Il Pisa ha disputato partite di grande intensità contro Mantova, Cremonese, Verona e Palermo, mostrando qualità e capacità di reazione. Ad Avellino è arrivata una giornata nella quale è mancata energia praticamente a tutti, nessuno escluso. In un campionato lungo e impegnativo come la Serie B, una battuta d’arresto può capitare, anche dopo un periodo positivo. Succedeva anche al Pisa degli anni Ottanta, quello di Kieft e Berggreen, figuriamoci se non può accadere oggi alla squadra di Leone e Angori, con tutto il rispetto per i protagonisti attuali. La differenza la farà la capacità di reagire, senza perdere quanto costruito nelle settimane precedenti.
IL LAVORO DA FARE – La sconfitta mette in evidenza tre aspetti sui quali intervenire: la protezione della difesa durante le ripartenze avversarie, l’attenzione sulle palle inattive e la qualità delle scelte negli ultimi metri. Bianco ha ricordato che il campionato è soltanto alla decima giornata e che il percorso di costruzione della squadra richiede tempo. Inoltre questa partita ci ha fatto capire una volta di più che questa è una squadra da alti e bassi che per esprimersi non può permettersi cali di concentrazione Il prossimo passaggio sarà ritrovare la compattezza delle ultime settimane, mantenendo la propensione offensiva senza concedere agli avversari gli spazi emersi al Partenio.


